Venezia, Clooney dà forfait e il cast di Jay Kelly va in analisi

George Clooney, superstar oggi al Lido, dà forfait all'incontro stampa per una forte sinusite (ma sembra non mancherà stasera sul tappeto rosso) e il cast di 'Jay Kelly' va come in analisi collettiva nel segno di 'siamo tutti un po' come Jay', l'attore interpretato da Clooney, ovvero un artista diviso tra successo, depressione e famiglia. Il film, in corsa per il Leone d'oro in questa 82/a edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, è una commedia firmata Netflix e questa volta scritta in collaborazione con la moglie del regista, Greta Gerwig.
Girata in gran parte in Italia, vede al centro di tutto un attore di successo in crisi di identità e molto solo che cerca di recuperare il rapporto con il padre anziano e le due figlie, ma c'è anche il confronto con l'invecchiamento, l'ossessione per la celebrità e il senso di colpa per le scelte mancate. Mega cast con Adam Sandler, suo manager amico, Bill Kudrow, Laura Dern, Billy Crudup, Riley Keough, Grace Edwards, Stacy Keach, Jim Broadbent, Patrick Wilson, Eve Hewson, Greta Gerwig, Josh Hamilton, Lenny Henry, Emily Mortimer, Nicôle Lecky, Thaddea Graham e la nostra Alba Rohrwacher.
Dice Emily Mortimer: "Jay Kelly è un po' tutti noi. Tutti sono eroi della propria storia e non è necessario essere star del cinema. Kelly è circondato da tante persone, il suo entourage che lo protegge, ma quando tutto questo scompare rimane solo un uomo che cerca di capire quello che gli è successo". Mentre Adam Sandler, manager di Jay nel film, sottolinea: "Certo, lavoro duramente, ma cerco sempre di trovare tempo per la mia famiglia e tornare a casa per incontrarla. Succede a volte che quando non sei con loro da molto tempo ti si spezza cuore nel rivederli". Mentre sul lavoro di manager dice soltanto: "L'ho sempre apprezzato. So bene quanto sia duro e quanto sia difficile seguire gli alti e bassi della vita di un altro. Ammiro insomma queste figure e so quanto valore abbiano".
Per Baumbach, il film "era un modo di raccontare l'industria cinematografica. Ci attrae il personaggio di Kelly perché affronta il suo viaggio interiore. Abbiamo poi scoperto che se si fa un film su un attore entra in scena la sua identità e la ricerca di se stessi. Che persona sono? O sono diverso?". E sempre il regista: "Non mi commuovo di solito, ma questa volta mi sono commosso. Volevo lavorare con George alzando l'asticella. Era una grande sfida, ma ho sempre pensato: questo ruolo è per Clooney".
Infine la mitica Laura Dern: "Per me è stata una riflessione su crescita e famiglia. Da parte degli attori c'è una grande onestà nell'affrontare i propri difetti e affrontare così se stessi. È un privilegio essere attore ed essere circondati da attori: nella vita questo ti porta ad un altro grado di onestà perché ti insegna a proteggerti e avere rispetto per te stessa".