Confcommercio Padova:"Solo un commerciante su tre lavora in un negozio di proprietà"

A fine anno saranno 458mila i negozi sfitti sul territorio nazionale. Una vera e propria emorragia che ormai non è più emergenza ma crisi strutturale che coinvolge il piccolo commercio e i servizi con picchi importanti per i negozi tradizionali come abbigliamento, calzature e articoli per la casa, oltre ad agenzie di viaggio e persino saloni di parrucchiere ed estetista. A dirlo è la ricerca condotta dall’Ufficio Studi di Confcommercio in collaborazione con l’Istituto Tagliacarne che rivela una spaccatura geografica netta del fenomeno che, nel Mezzogiorno, raggiunge il 19,4% di negozi sfitti, rispetto a un Nordest che registra l'incidenza più contenuta, pari al 13,8%.
Anche il livello di urbanizzazione gioca un ruolo cruciale nella tenuta del tessuto commerciale: nei piccoli comuni rurali o scarsamente popolati si tocca la punta massima del 18,7% di saracinesche abbassate, mentre nelle grandi città e nei centri urbani intermedi la quota si attesta intorno al 16%. A preoccupare non è solo l'ampiezza quantitativa del fenomeno, ma anche la sua prolungata persistenza nel tempo dovuta anche al fatto che solo un commerciante su tre è proprietario dei “muri” dove svolge la sua attività.
“In Veneto – commenta il presidente di Confcommercio Padova, Patrizio Bertin – su 47.205 esercizi in attività, ben 29.516 sono in affitto, per cui si tratta di una percentuale del 62,5%. Siamo distanti dal Lazio (regione a più alto indice di affitti) che non va oltre il 31,5 di locali in proprietà ma siamo distanti anche dalla Basilicata, regione che col 46,5% registra la più alta percnetuale di negozi dove il gestore dell’esercizio è anche il proprietario dell’immobile”.
Il problema, più volte segnalato dal presidente di Confcommercio Padova, è che, se si escludono ad esempio per Padova il Liston o via Roma, la durata dell'inutilizzo di un locale commerciale è stata calcolata in ben 7,2 anni. “A livello nazionale – continua Bertin – hanno individuato che i locali vuoti generano una perdita pari a circa 4,4 miliardi di euro all'anno, un valore che equivale allo 0,2% del Prodotto Interno Lordo”. Evidente che qualcosa bisogna pur fare.
“Il negozio di vicinato – analizza il presidente di Confcommercio Padova - sta attraversando una profonda trasformazione culturale e politica: non è più semplicemente un’attività d’impresa, ma è una vera e propria infrastruttura civica indispensabile per la vita urbana. Un locale di vicinato garantisce infatti presidio e sicurezza grazie alle sue vetrine accese, crea legami umani che alimentano una rete di welfare invisibile nei quartieri e contribuisce a mantenere lo spazio pubblico curato, vivo e vivibile”. Ecco allora che all’aspetto emergenziale va sostituito un metodo strutturale e duraturo. Se da un lato il sostegno all'offerta attraverso contributi ai singoli negozi rimane un elemento utile, la vera priorità risiede nella rigenerazione della domanda urbana. “È necessario intervenire sulle condizioni generali di vivibilità, sicurezza, attrattività e qualità dell'abitare per spingere i cittadini a tornare a vivere, frequentare e fare acquisti nei propri quartieri. Chiaro che per procedere ad un vero e proprio intervento territoriale c’è la necessità impellente che l'Italia stanzi adeguate risorse finanziarie a supporto dei comuni che, ovviamente, vanno coinvolti ed è ciò che faremo come Confcommercio Padova nei confronti dei 101 comuni che formano la nostra provincia”.

