Economia di Redazione , 22/09/2026 13:23

Confcommercio: "I debiti lasciano poco spazio ai consumi, aumento costo del denaro non aiuta"

Portafoglio vuoto
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In provincia di Padova sei persone su dieci, a giugno, avevano almeno un credito attivo e il debito medio residuo raggiungeva i 44.475 euro. Per estinguerlo servirebbero, in teoria, quasi 22 mensilità di stipendio.
È quanto emerge dall’analisi provinciale elaborata dal Sole 24 Ore su dati CRIF aggiornati a giugno 2026. Il 60,2% della popolazione padovana risulta infatti avere finanziamenti attivi, contro una media italiana del 55%. 
Il debito residuo medio supera di quasi 12.000 euro quello nazionale, fermo a 32.501 euro: una differenza di circa il 37%. Anche il numero di stipendi necessari per azzerarlo è superiore: 21,9 mensilità a Padova contro 19,5 in Italia. "Va detto subito, e i numeri lo dimostrano, che si tratta di un esercizio più teorico che pratico seppur interessante - commenta il presidente di Confcommercio Padova, Patrizio Bertin - perchè è evidente che una famiglia non può destinare tutto lo stipendio per pagare i debiti contratti. Per cui, se valutiamo in non più di un terzo quello che si può destinare a pagamenti che non siano bollette, affitti e spese per vivere, significa che, tra una cosa e l'altra, i quasi 45 mila euro del "rosso" dei padovani non si estinguono prima di 66 mesi, ovvero 5 anni e mezzo".

Un periodo non breve, ma nemmeno lungo se si considera che nel dato del CRIF rientrano i prestiti personali, gli acquisti rateali ma soprattutto i mutui che quando vengono accesi hanno una prospettiva che adesso arriva anche a 40 anni. "Se i padovani hanno debiti - continua Bertin - non significa che siano automaticamente insolventi, anzi. Però è chiaro che se una parte importante del reddito è già impegnata prima ancora di arrivare alla fine del mese e se si esclude la fetta del credito al consumo, è chiaro che per gli altri acquisti resta poca cosa".

Come si è visto, tutto questo era già chiaro a giugno. Ma adesso che la Banca Centrale Europea ha alzato il costo del denaro al 2,5%, cosa può succedere?
Secondo Confcommercio Padova, l’aumento del costo del denaro rischia di appesantire ulteriormente la situazione. "Rate più elevate - commenta amaro il presidente - significano meno risorse disponibili per la spesa quotidiana, con conseguenze immediate sui consumi e quindi sulle attività commerciali, sui pubblici esercizi e sui servizi alla persona. Quando una famiglia deve destinare una quota crescente dello stipendio al mutuo, all’automobile o agli acquisti fatti a rate, rinvia tutto ciò che non considera indispensabile. Si riducono le spese nei negozi, al ristorante, per il tempo libero e per i servizi. Il problema delle famiglie diventa così anche un problema per le piccole imprese del territorio".

Il Presidente Bertin ha qualche proposta. "Innanzitutto le banche e le finanziarie - commenta - devono mettersi una mano sul cuore più che sui ricchi portafogli evitando aumenti del costo del credito. Poi andrebbe favorita la rinegoziazione dei finanziamenti più onerosi e, ma questa è una questione anche politica oltre che economica, andrebbe sostenuto il potere d’acquisto riducendo il peso di tasse, energia e spese obbligate. Il credito - conclude il presidente - è uno strumento importante per acquistare una casa, investire o affrontare una spesa necessaria, ma non può trasformarsi in una gabbia. Dietro questi numeri ci sono famiglie che fanno i conti ogni giorno e imprese che vedono diminuire le entrate. Difendere il reddito disponibile significa difendere insieme cittadini, consumi e lavoro".