Economia di Redazione , 18/09/2026 16:46

Cgil Veneto: "Manifattura in affanno, Regione ha bisogno di politiche industriali vere"

Tiziana Basso Cgil
Tiziana Basso, segretaria Cgil Veneto

“I dati sul mercato del lavoro dei primi otto mesi del 2026 confermano una tendenza che denunciamo da tempo: in Veneto il lavoro è sempre più precario”. A dirlo è Tiziana Basso, Segretaria generale Cgil Veneto.

Il sindacato spiega che le assunzioni a tempo indeterminato continuano a diminuire, passando dalle 79.022 del 2024 alle 74.367 del 2025 fino alle sole 72.407 del 2026. Anche se il saldo occupazionale del lavoro stabile resta positivo (+11.200), è nettamente inferiore a quello dello scorso anno (+15.700). “Al contrario, crescono i rapporti a termine, che registrano un saldo di +60.500 rispetto ai +52.700 del 2025 - aggiunge Basso -. Significa che si sta consolidando un modello fondato sulla precarietà e non sulla stabilità e quindi qualità del lavoro: più contratti a termine significa meno prospettive e progetti per il futuro e così il Veneto rischia di perdere i suoi giovani. Dietro questi numeri ci sono infatti migliaia di lavoratrici e lavoratori che non riescono a progettare il proprio futuro, famiglie che vivono nell'incertezza e giovani costretti a cercare altrove opportunità e stabilità. La fuga dei giovani dal Veneto non riguarda più soltanto l'estero, ma sempre più spesso altre regioni italiane capaci di offrire salari migliori, prospettive professionali e spesso servizi più adeguati”.

A preoccupare la Cgil in modo particolare la situazione del manifatturiero. “In una regione che ha costruito la propria ricchezza sull'industria e sulle filiere produttive, assistiamo a segnali evidenti di rallentamento e difficoltà. Il saldo occupazionale dell'industria e delle costruzioni si riduce da +4.400 a +3.200 posizioni, mentre il comparto delle costruzioni registra una frenata pesantissima. Nel made in Italy l'alimentare è ormai l'unico settore a mantenere un saldo positivo, mentre comparti storici come il legno-arredo, il tessile-abbigliamento, l'occhialeria e la chimica-plastica continuano a mostrare criticità che non possono essere ignorate”.

Basso conclude: “Da anni chiediamo alla Regione Veneto di abbandonare una logica emergenziale e costruire una vera strategia per accompagnare le transizioni produttive, sostenere l'innovazione, tutelare l'occupazione e difendere le filiere industriali. Invece continuiamo ad assistere a interventi frammentati e privi di una visione complessiva. Il Veneto non può rassegnarsi a sostituire il lavoro stabile con quello precario e ad assistere all’indebolimento del proprio tessuto manifatturiero”.