Cgil Veneto: "Manifattura in affanno, Regione ha bisogno di politiche industriali vere"

“I dati sul mercato del lavoro dei primi otto mesi del 2026 confermano una tendenza che denunciamo da tempo: in Veneto il lavoro è sempre più precario”. A dirlo è Tiziana Basso, Segretaria generale Cgil Veneto.
Il sindacato spiega che le assunzioni a tempo indeterminato continuano a diminuire, passando dalle 79.022 del 2024 alle 74.367 del 2025 fino alle sole 72.407 del 2026. Anche se il saldo occupazionale del lavoro stabile resta positivo (+11.200), è nettamente inferiore a quello dello scorso anno (+15.700). “Al contrario, crescono i rapporti a termine, che registrano un saldo di +60.500 rispetto ai +52.700 del 2025 - aggiunge Basso -. Significa che si sta consolidando un modello fondato sulla precarietà e non sulla stabilità e quindi qualità del lavoro: più contratti a termine significa meno prospettive e progetti per il futuro e così il Veneto rischia di perdere i suoi giovani. Dietro questi numeri ci sono infatti migliaia di lavoratrici e lavoratori che non riescono a progettare il proprio futuro, famiglie che vivono nell'incertezza e giovani costretti a cercare altrove opportunità e stabilità. La fuga dei giovani dal Veneto non riguarda più soltanto l'estero, ma sempre più spesso altre regioni italiane capaci di offrire salari migliori, prospettive professionali e spesso servizi più adeguati”.
A preoccupare la Cgil in modo particolare la situazione del manifatturiero. “In una regione che ha costruito la propria ricchezza sull'industria e sulle filiere produttive, assistiamo a segnali evidenti di rallentamento e difficoltà. Il saldo occupazionale dell'industria e delle costruzioni si riduce da +4.400 a +3.200 posizioni, mentre il comparto delle costruzioni registra una frenata pesantissima. Nel made in Italy l'alimentare è ormai l'unico settore a mantenere un saldo positivo, mentre comparti storici come il legno-arredo, il tessile-abbigliamento, l'occhialeria e la chimica-plastica continuano a mostrare criticità che non possono essere ignorate”.
Basso conclude: “Da anni chiediamo alla Regione Veneto di abbandonare una logica emergenziale e costruire una vera strategia per accompagnare le transizioni produttive, sostenere l'innovazione, tutelare l'occupazione e difendere le filiere industriali. Invece continuiamo ad assistere a interventi frammentati e privi di una visione complessiva. Il Veneto non può rassegnarsi a sostituire il lavoro stabile con quello precario e ad assistere all’indebolimento del proprio tessuto manifatturiero”.

