Economia di Redazione , 27/02/2026 10:29

Confindustria Veneto Est: nel 2025 la produzione torna positiva (+0,5%). L’export tiene (+0,2%)

Carron
Carron

Nel quarto trimestre produzione a +2,6%. Domanda interna tonica (+2,7%), export in lieve calo nel trimestre (-0,6%) ma positivo nell’anno. Ordini in aumento e moderata fiducia per il primo semestre 2026. Carron: «Urgente il decreto sull’iperammortamento per sbloccare gli investimenti»

(Padova-Treviso-Venezia-Rovigo, 27 febbraio 2026) – L’industria manifatturiera del Veneto orientale chiude il 2025 tornando in territorio positivo, dopo due anni consecutivi di flessione. Nel quarto trimestre la produzione segna un incremento del +2,6% su base annua, il più intenso dal secondo trimestre 2022, con performance particolarmente dinamiche tra le piccole imprese (+4,2%) e nel metalmeccanico (+6,7%). Nel complesso del 2025, la produzione cresce in media d’anno del +0,5%, interrompendo il calo registrato nel 2023 (-2,7%) e nel 2024 (-1,2%). 

Export in tenuta, pesa l’effetto dazi. In un contesto segnato da tensioni geopolitiche, nuovi dazi e dollaro svalutato, l’export registra nel quarto trimestre una flessione del -0,6%, sintesi di vendite stabili nell’area UE (-0,1%) e in calo nei mercati extra UE (-1,5%), anche per effetto dell’anticipo degli acquisti dagli Stati Uniti nei mesi precedenti. Nonostante ciò, il 2025 si chiude con un export complessivamente positivo (+0,2%), a conferma della capacità di tenuta del sistema produttivo locale.

Domanda interna e ordini sostengono il fatturato. Il fatturato industriale beneficia della buona dinamica della domanda interna, in crescita del +2,7%, favorita dal recupero delle retribuzioni. Gli ordini mostrano un incremento più marcato (+1,5% tendenziale), mentre l’occupazione resta positiva, seppur in rallentamento (+0,4%). Sul fronte dei costi, il 32,3% delle imprese segnala un ulteriore aumento dei prezzi delle materie prime. La stabilità dei tassi BCE dalla metà del 2025 contribuisce a mantenere invariato il costo del denaro per il 78% delle aziende; solo l’8,1% rileva un aumento. La liquidità è giudicata “tesa” dal 16,2% del campione.

Fiducia moderata per il primo semestre 2026. Secondo l’indagine “La Congiuntura dell’Industria del Veneto Orientale”, realizzata da Confindustria Veneto Est in collaborazione con Fondazione Nord Est su 763 imprese delle province di Padova, Treviso, Venezia e Rovigo, il clima di fiducia mostra un lieve miglioramento per il primo semestre 2026.

Le aspettative sulla produzione indicano:

Stabilità per il 60,7% delle imprese

Crescita per il 23,6%

Calo per il 15,6%

Migliorano le attese sulla domanda estera: il 26% prevede un aumento (39,8% tra le medio-grandi). Il 42,9% delle aziende programma nuove assunzioni, quota che sale al 56,2% tra le medio-grandi.

Investimenti in attesa del decreto attuativo

La spesa per investimenti fissi è prevista:

stabile per il 59,9% delle imprese

in contrazione per il 23,3%

in aumento per il 16,7%

Una quota che potrebbe crescere sensibilmente in presenza di maggiore certezza normativa.

«Nonostante un contesto tempestoso, nel 2025 l’industria del nostro territorio ha retto ed è riuscita a invertire la tendenza negativa», commenta Paola Carron, Presidente di Confindustria Veneto Est. «Ma è una tenuta fragile. La competitività continuerà a giocarsi sugli investimenti per la transizione energetica e digitale». Carron sottolinea l’urgenza del decreto attuativo sull’iperammortamento previsto dalla Legge di Bilancio 2026: «Le imprese hanno bisogno di certezza, continuità e coerenza. A due mesi dall’entrata in vigore, il potenziale della norma resta inespresso e le decisioni di spesa sono in stand by. Ogni settimana di incertezza rischia di diventare un freno. Auspichiamo che il decreto arrivi a strettissimo giro per dare un deciso impulso agli investimenti».

Energia e accordi commerciali al centro del 2026. Tra le priorità per il 2026 emergono la riduzione dei costi energetici e il rilancio della competitività internazionale. «In una fase segnata da nuove tensioni commerciali e dazi, resta incomprensibile lo stop all’accordo UE con i Paesi del Mercosur», conclude Carron. «Chiediamo ai rappresentanti a Bruxelles di difendere il libero scambio e sostenere l’entrata in vigore dell’accordo senza ulteriori indugi».