Economia di Redazione , 25/02/2026 12:15

A febbraio 7.260 opportunità di lavoro in provincia, Bertin: "Si fa fatica ad assumere"

Assunzioni
Assunzioni

In calo rispetto al mese precedente ma sono pur sempre sostenute le opportunità di lavoro in provincia di Padova. Sono infatti 7.260 le opportunità per il solo mese di febbraio che diventano 22.810 se guardiamo al trimestre febbraio - aprile 2026.

I dati, come di consueto, sono quelli diffusi da  Unioncamere - Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior che, in tutto il Paese, intervista periodicamente dal 2017 oltre centomila imprese con dipendenti sia del settore industriale che dei servizi e offre l’andamento delle possibilità nei diversi comparti.

Per Padova solo conferme: è il terziario che sviluppa la maggiore occupazione, forte di una percentuale del 62,3% sul totale a fonte di un 34,6% della manifattura e del 3,1% dell’agricoltura. “Niente di nuovo sotto il sole - commenta il presidente di Confcommercio Padova, Patrizio Bertin – il terziario si conferma come il settore di gran lunga maggioritario nell’offerta lavorativa. Anche in questo avvio d’anno, seppur in diminuzione rispetto al trimestre precedente che faceva aggio sul periodo natalizio (si attestavano al 64,7% le entrate previste) il comparto dei servizi rimane sopra il 60% col commercio che ormai oscilla stabilmente tra il 15% ed il 20%, il turismo tra il 10% ed il 15%% e i servizi ben al di sopra del 30%. Ma c’è di più: sono le piccole e piccolissime imprese, quelle “under 15 dipendenti” che rappresentano la struttura portante della nostra economia”.

“Il terziario - continua Bertin - si conferma come il settore che richiede più manodopera ed è evidente che è il terziario di mercato, ovvero quello che
comprende commercio, turismo e servizi, quello che offre maggiori opportunità. Sono dati comunque significativi - continua il presidente di Confcommercio Padova - ma purtroppo i posti che vengono individuati dalla ricerca, e dove gli addetti al commercio sono circa il 30%, in buona parte non verranno coperti; da molti trimestri facciamo fatica ad assumere e questo è un fattore di rischio molto elevato perché non ci permette di pianificare il futuro e, a differenza delle imprese di maggiori dimensioni le nostre, in buona misura a conduzione familiari o poco più, se non trovano i collaboratori che servono o restringono la loro azione o finiscono per chiudere”.
“La questione demografica – conclude Bertin – è una vera e propria emergenza. Verso le famiglie servono interventi ben più robusti e strutturali che quelli attualmente in essere, così come serve un approccio pragmatico per un’immigrazione governata. Resta poi la questione dei nuovi imprenditori, scoraggiati da una narrazione fuorviante che penalizza l’impresa e, anche quando decidono di avviare un’attività, rischiano di essere soffocati dalla burocrazia!”