Le piccole imprese scelgono l'Intelligenza Artificiale, ma è introvabile il 60% dei lavoratori

Nel 2025 raddoppiano in Italia le piccole imprese che utilizzano l’intelligenza artificiale, ma la diffusione delle nuove tecnologie continua a scontrarsi con una forte carenza di competenze. Padova rientra tra le 20 province italiane con le maggiori difficoltà di reperimento di lavoratori con competenze digitali avanzate: il 62% delle figure richieste risulta di difficile reperimento.
È quanto emerge da un’Elaborazione dell’Ufficio Studi Confartigianato Imprese su dati Unioncamere–Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Excelsior. “I dati ci dicono che l’intelligenza artificiale non è più una frontiera lontana, ma uno strumento che sta entrando concretamente anche nelle piccole imprese e nell’artigianato- sottolinea Gianluca Dall’Aglio, presidente di Confartigianato Imprese Padova -. Il problema non è la tecnologia in sé, ma la capacità di governarla: senza competenze adeguate, il rischio è che l’innovazione resti sulla carta”.
Secondo i più recenti dati Istat sull’utilizzo delle tecnologie digitali, nel 2025 il 16,4% delle imprese con almeno 10 addetti utilizza almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, in forte crescita rispetto all’8,2% del 2024 e al 5,0% del 2023. Aumenta anche l’adozione combinata di più tecnologie di IA, che coinvolge il 10,6% delle imprese, contro il 5,2% dell’anno precedente.
Il dato più significativo riguarda le piccole imprese, tra le quali l’utilizzo dell’IA sale al 14,2%, rispetto al 6,9% del 2024 e al 4,4% del 2023. Tenuto conto del trend delle imprese attive, si stima che nel 2025 le piccole imprese che utilizzano l’intelligenza artificiale crescano del 110,8%, confermando la crescente integrazione tra tecnologia e creatività imprenditoriale, in linea con la campagna di tesseramento Confartigianato 2026 “Intelligenza artigiana – Intelligenza creativa”.
Nel confronto europeo, l’uso dell’IA interessa il 17,0% delle piccole imprese dell’Unione europea a 27, con livelli più elevati in Germania (23,1%) e Spagna (17,2%). Francia (15,0%) e Italia (14,2%) mostrano invece valori più allineati.
A livello settoriale, le percentuali più alte di adozione dell’IA si rilevano nell’informatica e negli altri servizi d’informazione (53%), nelle attività di produzione cinematografica, video e programmi televisivi (49,5%) e nelle telecomunicazioni (37,3%). Le tecnologie più diffuse riguardano l’estrazione di conoscenza da testi (70,8%), l’IA generativa (59,1%) e il riconoscimento vocale (41,3%). Gli ambiti aziendali maggiormente coinvolti sono marketing e vendite, organizzazione dei processi amministrativi e ricerca e sviluppo.
Accanto alla crescita dell’utilizzo, resta però centrale il tema delle competenze. Tra le imprese che non adottano l’IA ma ne hanno valutato l’introduzione, il principale ostacolo segnalato è la mancanza di competenze (58,6% in Italia).
Una criticità che emerge con forza anche dal mercato del lavoro padovano. Nel 2024, secondo i dati Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Sistema informativo Excelsior, elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese, le imprese della provincia di Padova hanno ricercato 9.300 figure professionali con competenze digitali avanzate, ma 5.770 sono risultate di difficile reperimento, pari a oltre il 60%. “È un segnale che non può essere ignorato - aggiunge Dall’Aglio. Se vogliamo che l’intelligenza artificiale diventi davvero un’opportunità per la competitività delle nostre imprese, dobbiamo investire con decisione su formazione, orientamento e riqualificazione. La sfida è mettere la tecnologia al servizio delle persone e del lavoro, non il contrario”.

