Latte, Alta Padovana in allarme per la caduta dei prezzi

Clima di preoccupazione nel settore lattiero-caseario, in particolare tra i soci dell’Alta Padovana che producono latte. I prezzi del latte spot, cioè quello sfuso in cisterna, sono crollati vertiginosamente: secondo i dati Ismea da ottobre ad agosto sono scesi da 60 euro a 53 euro a ettolitro, e sono in discesa verso i 50. Un crollo riconducibile principalmente a un eccesso di produzione su scala europea e internazionale, unito ad una fase di rallentamento dei consumi.
“Tra le nostre aziende si registrano sfiducia e allarmismo – riferisce Enrico Piantella, responsabile per Confagricoltura Padova dell’ufficio di zona di Piazzola sul Brenta -. La perdita complessiva è di circa 16 euro a ettolitro in un arco di tempo molto breve, con un andamento decisamente più brusco rispetto a quanto normalmente osservabile nei cicli stagionali del settore. La dinamica è particolarmente rilevante per gli allevatori del territorio padovano e veneto, poiché il latte spot rappresenta un indicatore anticipatore delle tendenze di mercato e condiziona, direttamente o indirettamente, le trattative e i prezzi riconosciuti alla stalla. Rispetto al primo semestre 2025, con livelli dei prezzi ancora elevati, oggi si registra già una forte pressione al ribasso nei contratti, una crescente difficoltà di programmazione e una riduzione immediata dei margini aziendali. Un quadro che fa temere potenziali ripercussioni gravi e immediate sull’intero comparto produttivo”.
La pressione al ribasso è accentuata anche dal latte spot di importazione – in particolare da Germania e Francia – che sta scendendo a ritmi persino più rapidi rispetto a quello nazionale, contribuendo a comprimere ulteriormente le quotazioni. I formaggi dop, pur mantenendo una maggiore stabilità, iniziano a mostrare lievi segnali di flessione, come nel caso del Grana Padano nelle ultime settimane.
“Il lungo periodo di prezzi elevati di inizio anno ha, inoltre, indotto molti allevatori a trattenere più vacche in stalla, come evidenziato dal calo del 12% delle macellazioni estive – aggiunge Piantella -. Ciò ha ulteriormente ampliato l’offerta disponibile di latte in un momento in cui la domanda industriale, complice la debolezza dei derivati, in particolare burro e polveri, si sta mostrando più prudente. In Italia i dati Ismea dicono che le consegne di latte sono aumentate del 2,6%, con crescite particolarmente rilevanti nelle principali aree a vocazione lattiera, vedi Veneto con +4,2%. Dinamiche analoghe si registrano all’estero in Germania e Francia, così come in Nuova Zelanda e negli Stati Uniti. Una dinamica strutturale sulla quale Confagricoltura sta ponendo la massima attenzione: stiamo lavorando ad ogni livello per tutelare il reddito dei nostri produttori e difendere
un comparto. La zootecnia è strategica per la provincia di Padova, sia per l’agricoltura, sia per l’industria di trasformazione e per la ristorazione”.
E proprio ieri a Roma si è svolto il tavolo latte al Ministero dell’agricoltura, alla presenza del ministro Francesco Lollobrigida. Gli industriali hanno fatto notare come il calo delle vendite dell’ultimo periodo renda difficile mantenere il ritiro di tutto il latte per il primo trimestre 2026. Confagricoltura, dal canto suo, ha proposto di evitare, da parte delle stalle ,il superamento delle produzioni del 2025, chiedendo quindi la tutela piena degli allevatori, senza riduzioni di prezzo, con aiuti al contenimento dei costi energetici, distribuzione agli indigenti di prodotti lattiero-caseari, azioni pubblicitarie per promuovere i consumi del latte e derivati, valorizzazione della filiera nazionale basata sui formaggi dop e di qualità.
Un punto su cui concorda Michela Magnasame, che conduce con la sorella il caseificio di famiglia a Piove di Sacco: “La produzione locale, in momenti difficili come questo, va sostenuta. Proprio in questi giorni abbiamo lanciato un appello ai nostri clienti, anche dalle pagine social, affinché acquistino i nostri latticini e le altre specialità. Molti non sanno quanta difficoltà c’è dietro al nostro lavoro e vogliamo sensibilizzarli perché comprendano quanto è importante scegliere prodotti locali, anche adesso che si avvicina il Natale, anziché quelli industriali. Ne guadagnano il gusto, la salute, ma anche l’economia della nostra provincia”.
Giancarlo Zanon, allevatore di Cittadella, teme fortemente per il futuro: “La situazione, già molto incerta, potrebbe aggravarsi ulteriormente, dato che arriveremo ai picchi della produzione tra marzo e aprile. Si salverà il mondo della cooperativa, che riesce ad ammortizzare meglio questi sbalzi, oltre a quella parte di latte destinata a filiere di qualità, per la produzione di formaggi, dop o altri prodotti tipici. Ma molte aziende che non hanno ricambio generazionale, in assenza di prezzi adeguatamente remunerativi, potrebbero chiudere. E parlo soprattutto di stalle medio-piccole. Uno scenario che nessuno di noi si augura”.

