Economia di Redazione , 16/02/2023 11:48

Stop a auto benzina e diesel dal 2035, Confapi: A Padova a rischio 2.200 posti di lavoro

Confapi, filiera automotive
Confapi, filiera automotive

L’Europarlamento ha votato per l’addio ad auto e furgoni nuovi, a benzina e diesel, dal 2035. Una decisione che Confapi Padova critica con forza, considerando sbagliati sia i vincoli temporali della misura, sia le sue modalità di attuazione. Senza considerare l’impatto che avrà sulla filiera dell’automotive, una delle più importanti del Paese.
Fabbrica Padova, centro studi dell’Associazione delle piccole e medie imprese, ha messo in fila alcuni dati che consentono di disegnare il perimetro della filiera. A oggi, nel solo territorio padovano, sono 240 le imprese impegnate nella fabbricazione di autoveicoli e altri mezzi di trasporto, quasi la metà delle quali attive nella subfornitura, e si stima che diano lavoro a oltre 2.200 persone. Rappresentano circa il 23% delle imprese venete nel settore che, a loro volta, sono l’8% delle aziende nell’automotive a livello nazionale. Le esportazioni delle aziende padovane che lavorano nella produzione di componentistica dei mezzi di trasporto nel 2021 hanno superato i 331 milioni di euro, risentendo del calo nelle vendite generato dalla pandemia: basti pensare che, appena due anni prima, nel 2019, il totale dell’export padovano nel settore superava i 523 milioni. 
Allargando la prospettiva all’intera Italia, vale la pena di rimarcare che sono 195 mila gli addetti della filiera, capace di realizzare un fatturato complessivo di oltre 54 miliardi. Circa 80 milioni, invece, i veicoli italiani venduti nel mondo nel 2022. “Il provvedimento è in odore di riesame fra tre anni: non è escluso che nel 2026 l’esecutivo UE possa riconsiderare i paletti imposti. E auspichiamo che lo faccia – afferma il direttore di Confapi Padova Davide D’Onofrio nella sua analisi della questione -. Ce lo auguriamo perché fermare la produzione dei motori diesel e benzina porta con sé una serie di conseguenze di cui la politica europea non sembra aver compreso la portata. Servono una visione condivisa sul piano ambientale e un piano industriale in grado di sostenere il comparto all’interno di un paradigma tecnologico in costante evoluzione e che segue linee di sviluppo difficilmente prevedibili. Rischiamo di smantellare un settore industriale di eccellenza, finendo per andare a dipendere da potenze straniere. Intendiamoci: siamo i primi a dire che occorre occuparci della questione ambientale, ma siamo sicuri che sia questa la soluzione migliore per farlo? Così si fermano gli investimenti sui biocarburanti, che sono molto meno inquinanti dei carburanti tradizionali, per consegnarsi completamente a una tecnologia che potrebbe essere superata da nuove fonti energetiche come le auto a idrogeno. Ma, più ancora, dobbiamo tener conto delle ricadute economiche di questa decisione. Viene infatti colpito un settore di eccellenza per l’Italia. E guardate che a essere danneggiate non saranno soltanto le grandi case automobilistiche, ma tutta la filiera composta anche da numerose piccole e medie aziende della componentistica che danno lavoro a migliaia di persone, con costi sociali ed economici pesantissimi”.