Economia di Redazione , 05/03/2021 21:06

Imprese agricole femminili: in un anno -92 aziende agricole a Padova

Nell’anno del covid sono andate perse 92 imprese femminili agricole in provincia. I dati, elaborati da Donne in campo - Cia Padova (fonte Unioncamere del Veneto) mostrano un quadro in chiaroscuro dell’agricoltura “rosa” padovana e diventano un motivo di riflessione in occasione della ricorrenza dell’8 marzo. Complessivamente, nel 2019 erano registrate alla Camera di Commercio di Padova 2.895 imprese femminili, su un totale di 11.837 imprese agricole (il 24,45%). Una decrescita, appunto, nell’anno successivo: 2.803 imprese femminili, su un totale di 11.601 imprese del primario (il 24,16%). “Nonostante le difficoltà, dettate pure dal periodo che stiamo attraversando – spiega la presidente dell’associazione Donne in campo Cia Padova, Milena Prando – siamo chiamati a continuare a scommettere sull’imprenditoria femminile. Nell’immaginario collettivo la filiera agroalimentare è ancora appannaggio dell’uomo maschio, mentre la donna viene considerata quasi come una figura di secondo piano”. In realtà non è affatto così. Anzi, c’è un timido segnale che fa ben sperare nel medio-lungo periodo: nel 2019, in provincia, le aziende agricole gestite da donne under 40 erano 83; sono aumentate di un’unità, 84 in tutto, l’anno scorso, proprio nel momento più difficile. “Un segno evidente che fra le ragazze è tanta la voglia di mettersi in gioco in un comparto che non si può e non si deve fermare”.

Tuttavia, sottolinea la stessa presidente, un freno è rappresentato dalla troppa burocrazia e dalle spese fisse che si “mangiano” circa metà del reddito. Oltre ad altre criticità quali l’ormai cronica difficoltà di accesso al credito (molto più dei colleghi maschi) e la mancanza di finanziamenti ad hoc a favore delle imprese “rosa”, al netto dei contributi previsti dalla Pac. Come se non bastasse, l’emergenza sanitaria sembra aver dato un’ulteriore mazzata. “Chi lavora con l’Horeca, il macrosettore della ristorazione e degli alberghi, ha subito un calo delle vendite di almeno il 50%. Ci auguriamo di risollevarci, almeno in parte, con l’arrivo della buona stagione. “Le donne – aggiunge Prando - elaborano una visione di genere dell’agricoltura. Sono innovatrici instancabili, capaci di coniugare crescita produttiva a tutela di biodiversità e tradizione. La multifunzionalità si conferma alleata di un’imprenditorialità al femminile che crede nel valore culturale e sociale del cibo e nella tutela del suolo e del paesaggio”. 

Un concetto, questo, che viene ripreso dal presidente di Cia Padova, Roberto Betto: “La reale ripartenza, declinata attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza che porterà in dote 220 miliardi a livello nazionale, dipenderà dalla nostra capacità di interpretare il cambiamento. Il percorso dello sviluppo sostenibile dovrà riconoscere appieno la centralità dell’agricoltura, e della donna in agricoltura – chiarisce - Si tratta di valori che contribuiscono anche alla tenuta socioeconomica e ambientale dei vari territori. I progetti sviluppati nell’ambito del Next Generation EU, inoltre, dovranno avere un’anima agricola in un’ottica di inclusività, col fine di costruire sistemi imprenditoriali territoriali: le attività produttive e le forze sociali possono fare rete e squadra per resistere al meglio alle turbolenze. Riteniamo strategico – conclude Betto - rilanciare una visione che metta assieme futuro, agricoltura, territorio e società, ascoltando le nostre imprenditrici. E’ questo il tempo di pensare globalmente e, nel contempo, agire localmente. Solo così potremo superare la crisi”.