SELVAZZANO | Avviato l'iter per ridurre ed estinguere parte dei mutui della piscina comunale

La Giunta del Comune di Selvazzano ha approvato un atto di indirizzo per ridurre l’indebitamento legato alla piscina comunale, opera incompiuta, i cui lavori sono fermi da oltre 4 anni.
Per realizzarla il Comune ha contratto, tra dicembre 2015 e febbraio 2016, con l’Istituto per il Credito Sportivo due mutui della durata di 25 anni, da 6 e da 2 milioni di euro, di cui restano oggi da restituire circa 5,4 milioni di capitale. Le rate semestrali continuano ad essere regolarmente pagate: circa 465.000 euro l’anno per i due mutui insieme, risorse sottratte alle manutenzioni e alla spesa sociale. D’altra parte, giacciono accantonati circa 3,7 milioni di euro, somme provenienti dai mutui non utilizzate a causa dell’interruzione dei lavori.
“È una scelta ovvia e di sana gestione finanziaria utilizzare tali somme per ridurre il più possibile il debito, invece di tenerle ferme per un’opera che non può essere completata” spiega il sindaco Claudio Piron.
Dal 2027, qualora il Consiglio Comunale approvasse la proposta, la rata annua complessiva scenderà da circa 465.000 a circa 140.000 euro, liberando oltre 300.000 euro l’anno per il bilancio, in un momento in cui le spese correnti crescono e le entrate diminuiscono.
IL PROGETTO NON VERRÀ PORTATO A TERMINE Lo studio di fattibilità, pubblico e redatto da professionisti esterni, aggiorna i costi ai prezzi 2025 e parla chiaro. Per completare solo il Lotto 1, cioè i lavori già appaltati e poi interrotti per la risoluzione del contratto in danno dell’appaltatore, servirebbero oltre 4,9 milioni di euro di soli lavori e sicurezza, circa 5,4 con la sola IVA, oltre alle spese tecniche ed eventuali imprevisti. Le risorse a disposizione non bastano. Il Lotto 1 inoltre non darebbe comunque un impianto completo: una sola vasca coperta finita, le altre al grezzo, senza centro benessere, zona fitness e spazi esterni.
Per finire anche il Lotto 2 (le altre vasche e gli spazi esterni) servirebbero 9,1 milioni di euro complessivi, a fronte di una stima originaria di 4,7 milioni per gli stessi lavori. Il quadro economico dell’intero progetto passa da 10,9 a 15,8 milioni di euro, mentre lo tudio di fattibilità quantifica in almeno 100.000 euro l’anno il deficit di gestione dell’impianto. Conteggi che non tengono conto degli onerosi aumenti dei carburanti e di tutti i materiali edili subiti in questi mesi a causa dei conflitti in corso.
La decisione politica dell'amministrazione comunale è chiara: viene abbandonato il progetto originario, perché non era e non è sostenibile. La sorte dei manufatti sinora costruiti resta aperta: né il ridimensionamento del progetto, né soprattutto il coinvolgimento di operatori privati disposti a contribuire a un’opera rivista sono preclusi.
“Ogni buon padre di famiglia, consapevole delle risorse a disposizione, programma secondo buon senso e prudenza gli impegni che andranno a condizionare la vita dell’intera famiglia per gli anni a venire - spiega ancora il sidnaco Piron -. E così fanno i saggi imprenditori che programmano lo sviluppo futuro con lungimiranza e piani di finanziamento pluriennali. Perché questo non dovrebbe essere il modo di agire anche della pubblica amministrazione? Come si fa a sopportare allo stesso tempo diminuzione dei trasferimenti dallo stato e dalla regione, adeguamento degli stipendi (per altro con anni di ritardo), aumento dei costi di materiali e servizi, costi di bollette e manutenzioni balzati alle stelle, aumento delle persone anziane da sostenere nelle case di riposo e delle famiglie fragili da supportare con interventi sempre più complessi e pagare un mutuo da mezzo milione? E come si può sostenere la nuova riorganizzazione dei servizi sociali in Ambito Territoriale Sociale e la creazione di un nuovo consorzio tra gli 11 comuni del territorio, che la legge regionale ha previsto con notevoli costi in più rispetto agli anni passati? Ridurre i costi del mutuo della piscina è un imperativo morale, civile e politico” conclude Piron.

