Un colpo di fucile al volto, senza pietà. Così è stato ucciso Ferdinant Hoti
L'accusa è di omicidio aggravato, probabilmente premeditato. Due uomini di 54 e 51 anni, entrambi italiani, sono finiti in carcere per l'omicidio di Ferdinant Hoti, 35enne albanese trovato senza vita lo scorso 8 settembre sui sedili posteriori di un'auto nelle acque del canale Tergola a San Giorgio delle Pertiche, nell'alta padovana.
I due arrestati, portati nelle carceri di Rovigo e Verona, sono accusati di omicidio aggravato, di occultamento di cadavere e di porto illegale di arma da fuoco in concorso. Il delitto sarebbe avvenuto in maniera particolarmente efferata: i due infatti avrebbero sparato un colpo di fucile al volto della vittima da distanza ravvicinata. Una vera e propria esecuzione, seguita da un piano studiato nei minimi dettagli per far scomparire ogni traccia. Secondo quanto ricostruito dalle indagini coordinate dalla Procura di Padova e dalla Procura di Venezia l’omicidio sarebbe stato premeditato. Alla base, contrasti nati nell’ambito del traffico di sostanze stupefacenti nel territorio veneziano.
L’attività investigativa è iniziata la mattina dell’8 settembre, quando, nella frazione Torre di Burri a San Giorgio delle Pertiche, nell’alta padovana, un passante ha notato le ruote posteriori di una Fiat Bravo emergere dal canale Tergola. L’auto, risultata priva di entrambe le targhe, è stata poi recuperata dai Vigili del Fuoco. Al suo interno è stato rinvenuto il cadavere di Hoti, avvolto in sacchi di cellophane e nascosto sotto alcuni pneumatici, con profonde ferite di arma da fuoco sul volto. Sono scattate immediatamente le indagini dei Carabinieri che hanno portato, un mese e venti giorni dopo, alle due ordinanze eseguite ieri all’alba a San Giorgio delle Pertiche e a Mirano.
Uno dei due uomini arrestati è stato identificato grazie alle impronte papillari, rinvenute sul paraurti posteriore in una zona compatibile con la spinta necessaria a far cadere l’auto nel canale. L’intera sequenza del delitto è stata invece ricostruita grazie all’analisi di decine di ore di filmati dei sistemi di videosorveglianza che hanno ripreso gli ultimi attimi di vita della vittima che si è vista a bordo dell’auto in cui poi ne è stato ritrovato il corpo. Il 35enne ucciso si era recato in un complesso artigianale di Mirano, dove uno dei due indagati aveva la disponibilità di un capannone adibito a officina e da lì non è uscito vivo. I successivi video acquisiti e analizzati dagli investigatori hanno evidenziato le attività compiute dagli arrestati per nascondere il corpo, spostare l'auto e spingerla nel canale. Uno dei due al momento dell’arresto ha fatto ritrovare il fucile calibro 12 utizzato con ogni probabilità per compiere il delitto.
Nel VIDEO il servizio curato per il TgPadova

