Gdf Venezia, aziende fantasma nel tessile e 57 lavoratori senza contributi

Aziende "fantasma" intestate a prestanomi per somministrare lavoro nel tessile del basso Veneziano, in frode al fisco e a danno di 57 lavoratori dipendenti che sarebbero stati alla mercé di ricatti e di mancati versamenti dei contributi Inps. E' quanto emerge da un'inchiesta, durata circa cinque anni, della Gdf del Comando provinciale di Venezia. A seguito delle perquisizioni, cinque persone sono state denunciate, ed è stata recuperata la somma di 500mila euro su un fatturato di circa due milioni di euro. Da oltre un decennio, le organizzazioni sindacali del lavoro nella zona del Cavarzerano e non solo denunciano un meccanismo irregolare di aziende "apri e chiudi" che incassano e spariscono sistematicamente, lasciando in balia del loro destino i lavoratori, ai quali talvolta non sono stati nemmeno pagati gli ultimi stipendi prima che le "cartiere" facessero perdere le loro tracce e le società regolari non rispondessero del lavoro procacciato dalle ditte "fantasma". Le ditte regolari, anzi, avrebbero a loro volta beneficiato di detrazioni Iva non dovute sulle fatture emesse per procurarsi la manodopera (facendola figurare come acquisti di merce o altro). Il meccanismo scoperto dalla Gdf, in sostanza, prevedeva che i lavoratori venissero assunti da società di fatto inesistenti le quali accumulavano debiti nei confronti dell'Erario, per poi fallire. Le ditte al vertice della catena ottenevano la manodopera azzerando i costi da lavoro dipendente e portando indebitamente in detrazione l'Iva. I veri gestori della filiera criminale sono stati individuati dalle fiamme gialle della compagnia di Chioggia grazie all'analisi dei movimenti sui conti correnti delle persone coinvolte e della documentazione, fiscale e commerciale tra le società. (

