Cronaca di Redazione , 14/10/2026 9:04

Un anno dalla tragedia di Castel d’Azzano, morirono tre carabinieri

Carabinieri morti a Castel d’Azzano
Carabinieri morti a Castel d'Azzano

E' passato un anno dalla tragedia di Castel d’Azzano. Il 14 ottobre 2025 morirono i carabinieri Valerio Daprà, Marco Piffari e Davide Bernardello nell'esplosione di una casa di cui dovevano eseguire uno sfratto. 

“Da un anno tre famiglie convivono con un’assenza impossibile da colmare. Indossare una divisa significa assumersi ogni giorno responsabilità, affrontare rischi che non possiamo immaginare fino in fondo, esserci quando qualcuno ha bisogno di aiuto anche mettendo in pericolo la propria vita. Ricordare significa custodire la memoria di chi non c’è più. Oggi perciò ci stringiamo tutti, con rispetto e discrezione, attorno alle famiglie di questi tre eroi, e a tutta l’Arma dei Carabinieri”. Così in una nota il Presidente del Veneto, Alberto Stefani.

La casa dei fratelli Ramponi, secondo le prime ricostruzioni, era stata saturata di gas e sarebbe esplosa al momento dell'ingresso delle Forze dell'Ordine, provocando il crollo della struttura e la morte di tre militari. Almeno tredici persone tra carabinieri, poliziotti e vigili del fuoco rimasero ferite, con stime successive che hanno riportato fino a venticinque feriti.

Il casolare era da anni oggetto di contenziosi civili e procedure esecutive. I fratelli Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi, allevatori con difficoltà economiche, vivevano nell'immobile senza utenze attive, con alcune decine di bovini come principale sostentamento.
Alle prime ore del 14 ottobre 2025 un contingente di circa trenta operatori tra carabinieri, poliziotti, vigili del fuoco e ufficiali giudiziari si presentò al casolare per eseguire la perquisizione preventiva. In prima linea erano impiegati militari dell'Aliquota di Primo Intervento (A.P.I.) del Nucleo Operativo e Radiomobile di Padova, delle Squadre Operative di Supporto (S.O.S.) del 4º Battaglione Carabinieri Veneto e del 2º Battaglione Carabinieri Liguria, reparti specializzati impiegati in operazioni ad alto rischio dell'Arma dei Carabinieri ed infine delle Unità Operative di Primo Intervento (U.O.P.I.) della Polizia di Stato della Questura di Verona. Dopo pochi minuti dall'arrivo, mentre le Forze dell'Ordine tentavano di forzare l'ingresso, l'edificio esplose violentemente. Le indagini hanno rilevato che l'edificio era stato saturato di gas proveniente da numerose bombole: sul tetto e all'interno furono trovate bottiglie incendiarie (molotov), di cui almeno due integre. 

Le vittime sono state il sottotenente Marco Piffari, 56 anni, comandante della Squadra Operativa di Supporto (SOS) del 4º Battaglione Carabinieri Veneto, il maresciallo Valerio Daprà, 56 anni, operatore dell'Aliquota di Primo Intervento (API) del Nucleo Operativo e Radiomobile di Padova e l'appuntato scelto Davide Bernardello, 36 anni, anch'egli appartenente all'API.
Per loro furono celebrati i funerali di Stato nella cattedrale di Santa Giustina a Padova.

IL PROCESSO Si aprirà il 26 ottobre il processo a carico dei fratelli Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi. Il Gup Beatrice Marini ha deciso il rinvio a giudizio. In Corte d’Assise di Verona nell’udienza preliminare si è presentato solo Franco Ramponi, 66 anni, mentre Dino (64enne) e Maria Luisa (60 anni, difesa dall'avocato Alessandro Ballottin) sono rimasti rispettivamente nel carcere di Trento e di Vicenza.  Il dibattimento si è aperto con la richiesta di costituzione di parte civile che è stata ammessa per l’Associazione delle vittime del dovere. 
Il pubblico ministero Elvira Vitulli contesta ai tre fratelli i reati di strage in concorso, detenzione di materiale esplosivo e resistenza a pubblico ufficiale. Quest’ultimo reato viene contestato anche in seguito alle minacce al custode giudiziario Piergiorgio Bonini, durante un sopralluogo per la vendita forzata il 25 settembre 2025.