Cronaca di Redazione , 05/10/2026 15:58

Padova: numeri degli affitti delle stanze cresciuti del 252,6% nell’arco di 7 anni

Una stanza in affitto
Una stanza in affitto

Secondo i dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, pubblicati dal Sole 24 Ore, i contratti per porzioni di abitazione sono passati dai 2.198 del 2018 ai 7.750 del 2025: dunque un aumento del 252,6%, contro il 71,8% registrato complessivamente nei capoluoghi italiani.
Evidente che per Padova la questione abitativa assume dimensioni che riguardano l’intera economia cittadina. A questi numeri si aggiunge l’indagine del gruppo Soloaffitti, realizzata per il quotidiano economico, che a Padova e Bologna stima un rapporto di circa uno studente ogni quattro abitanti. Una presenza capace di incidere sui canoni e sulle scelte abitative delle famiglie residenti.

“L’Università è una grande risorsa per Padova e la sua attrattività va accompagnata da un’offerta abitativa adeguata – dichiara Patrizio Bertin, presidente di Confcommercio Padova –. Dobbiamo permettere agli studenti di trovare una sistemazione sostenibile e, contemporaneamente, garantire spazio alle famiglie e a chi arriva per lavorare. Una città cresce quando riesce ad accogliere tutte queste esigenze”.
Compresa quella che deriva dalla presenza degli studenti internazionali. Secondo i dati MUR, nell’anno accademico 2024/25 sono 6.436 gli studenti internazionali su 72.543 iscritti all’Università di Padova, circa l’8,9%. Il dato riguarda l’intero Ateneo e identifica chi ha conseguito il diploma di scuola superiore all’estero, indipendentemente dalla cittadinanza.

L’approfondimento del Sole evidenzia anche un aspetto del mercato padovano: secondo Soloaffitti, i canoni di mercato delle singole stanze superano i valori previsti dall’accordo territoriale per gli affitti concordati, rendendo più conveniente per alcuni proprietari ricorrere a contratti a canone libero. L’operatore segnala inoltre contratti per porzioni di immobile chiusi e riaperti nell’anno successivo. I numeri delle registrazioni vanno dunque letti correttamente: misurano contratti, non altrettante nuove stanze immesse sul mercato. “La disponibilità di case non è però solo un problema per gli studenti perchè condiziona anche la possibilità di accettare un impiego – prosegue Bertin –. Questo riguarda il commercio, la ristorazione e i servizi, ma diventa particolarmente delicato quando parliamo di infermieri, insegnanti, operatori sociosanitari, personale del trasporto pubblico e altri lavoratori indispensabili alla vita quotidiana. Se chi garantisce questi servizi non riesce a trovare un alloggio compatibile con il proprio stipendio, il problema ricade su tutti i cittadini”.

“Per Confcommercio Padova – aggiunge la presidente degli agenti immobiliari della Fimaa Confcommercio Padova, Silvia Dell’Uomo - occorre affrontare il tema con una strategia condivisa tra Comune, Università, Esu, enti pubblici, imprese e operatori immobiliari. Le priorità sono recuperare immobili inutilizzati, ampliare l’offerta di abitazioni e residenze a costi sostenibili, rendere più attrattiva la locazione stabile attraverso incentivi e garanzie e migliorare i collegamenti con i comuni vicini”.
A questo deve affiancarsi una regolamentazione capace di governare l’equilibrio tra residenza, domanda studentesca e locazioni turistiche, con controlli sulla regolarità dei contratti e sulla qualità degli alloggi. Confcommercio Padova propone inoltre di sviluppare convenzioni con proprietari e soggetti pubblici e privati per riservare una parte dell’offerta a canoni sostenibili ai lavoratori dei servizi essenziali, secondo criteri trasparenti di reddito e necessità abitativa. “Regolare il tema casa significa creare condizioni concrete perché affittare stabilmente sia conveniente e trovare un alloggio sia possibile – conclude Bertin –. Padova deve poter accogliere chi studia, chi lavora e chi costruisce una famiglia. E deve consentire a chi cura, insegna e fa funzionare i servizi di vivere nella città alla quale ogni giorno dà il proprio contributo”.