VIDEO | Omicidio Zanola, Favero ricorre in appello contro l'ergastolo
Non ci sono prove sulla dinamica della caduta, nemmeno che Giada Zanola fosse priva di sensi quando, nella notte tra il 28 e il 29 maggio 2024, sarebbe stata caricata in macchina e portata sul ponte a poco più di un chilometro da casa per essere quindi gettata dal cavalcavia sulla A4, come appurato dal processo in corte d’assise.
Così sostiene la difesa del camionista 39enne di Vigonza Andrea Favero ricorre in appello contro quella sentenza della Corte di Padova e la condanna all’ergastolo per l’omicidio di Giada Zanola.
Si va dunque verso il secondo grado di giudizio in questo processo per femminicidio : per la difesa di Favero sarebbe necessaria una valutazione psicologica della personalità della 33enne per escludere il gesto estremo da parte della donna.
Sempre per la difesa non sarebbero stati eseguiti i dovuti rilievi sul cavalcavia né sulla caduta del corpo dall’alto né vi sarebbero certezze sulle sue condizioni psicofisiche in quei momenti, ovvero se fosse salita in auto sulle sue gambe o caricata priva di sensi.
Inammissibilein aula la prima confessione di Favero che a poche ore dalla tragedia aveva ammesso agli agenti della polizia Stradale e della squadra Mobile di aver ucciso l’ex fidanzata Giada Zanola, non solo: di averla afferrata per le ginocchia, sollevata e spinta oltre il parapetto, giù dal cavalcavia. Una confessione subito prima dell’interrogatorio ufficiale inutilizzabile perché fatta in assenza di pm e avvocato. E che Favero poi non ha più reso.

