Cronaca di Redazione , 19/08/2026 14:22

Differenza Donna, sei femminicidi da ferragosto 'inaccettabile'

differenza donna
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Sei femminicidi : inaccettabile. Serve, lo diciamo da tempo, un vero cambio di passo. La maggior parte dei casi avevano un alto livello di pericolosità e per questo motivo dovevano essere usati gli strumenti di protezione ancora una volta non applicati dalle Istituzioni". Lo afferma la presidente della Rete Nazionale Differenza Donna Elisa Ercoli.   Secondo Ercoli, "le norme securitarie da sole non servono a nulla soprattutto se vogliamo un cambiamento reale e duraturo. E' insopportabile il silenzio assoluto di Meloni e di questo Governo. In questi anni la vita delle donne in Italia è peggiorata e le donne muoiono nella noncuranza istituzionale. Questo Governo - sostiene - ha la responsabilità di una totale inerzia ed indifferenza ai problemi reali delle donne e di questo e dei femminicidi, mentre devono invece rispondere immediatamente".   "In Italia manca totalmente la prevenzione e la protezione non viene applicata - sottolinea - perché gli stereotipi e i pregiudizi minimizzano e banalizzano la gravità della violenza che le donne subiscono nelle relazioni intime. La sottovalutazione delle Istituzioni è tale da non ritenere nemmeno di dover usare strumenti che pure esistono. Le Forze dell'Ordine sono in numero di molto inferiore a quello che serve per poter applicare le norme antiviolenza e non hanno adeguata e capillare formazione specialistica. La 'rete antiviolenza' (ossia tutti i settori che devono contribuire all'uscita dalla violenza) rimane informale e affidata al senso di responsabilità di singole e singoli. E' inconcepibile che con numeri cosi enormi di violenza e femminicidi non vi sia nulla di sistemico".

 

"Noi dei Centri Antiviolenza - aggiunge Ercoli - sappiamo di essere indispensabili per le donne in uscita dalla violenza, ma la rete istituzionale spesso non sa chi siamo, cosa facciamo e che ruolo abbiamo. Questo cristallizza una situazione di incomprensione, se non proprio di diffidenza, che non aiuta e impedisce di essere efficaci. I Servizi Sociali non sono formati su reati di genere (altra cosa inaudita) e in troppi Tribunali vediamo istituzionalizzata la normalizzazione e neutralizzazione della violenza. Ed è chiaro che i Servizi Sociali si adeguino troppe volte ad una giustizia che è diventata classista, a pagamento e piena di istituti atti a controllare la donna e a deresponsabilizzare gli autori di violenza".
   Per la presidente di Differenza Donna, "un altro punto assolutamente irrisolto riguarda le vittime di violenza assistita: le bambine e i bambini che hanno subito non vengono accompagnati a riconoscere l'errore del padre violento - che deve quindi assumersi la responsabilità di un cambiamento reale - ma vengono spinti ad un recupero in assenza di giudizio e di consapevolezza su cosa sia una relazione sana e ciò che non lo è. I Centri Antiviolenza dalla Sicilia alla Valle d'Aosta sono in continua sofferenza: andrebbero invece finanziati strutturalmente con un minimo che copra il lavoro che svolgiamo e che ci viene richiesto come obbligo dei Cav. Troppi Centri Antiviolenza in Italia - conclude - hanno risorse scarse per mettere in atto il lavoro multidisciplinare prezioso di cui siamo esperte".