Cronaca di Redazione , 27/05/2026 12:44

VIDEO | Omicidio di Limena, in aula parola agli investigatori

Il suo corpo fu ritrovato già in stato di decomposizione, chiuso in sacchi neri, nascosto nell’armadio sigillato con lo scotch, con la stanza riempita di deodoranti e candele per mascherare l’odore nell’appartamento della vittima.

Questa la fine di Franco Bergamin, pensionato 80enne di Limena, ritrovato senza vita nella sua casa il 22 febbraio 2025.

Questa fu la scena che si trovarono davanti carabinieri e investigatori che oggi sono ascoltati in aula come testimoni dell’accusa nel processo in corte d’assise a Padova a carico del 41enne Alessio Battaglia, per omicidio volontario aggravato dai futili motivi e dalla minorata difesa, oltre all'occultamento di cadavere, all'uso indebito del bancomat della vittima e al reato di calunnia nei confronti dell'ex compagna. 

Il 41enne triestino da qualche tempo conviveva con il pensionato e sosteneva che la morte dell’anziano fosse stata il tragico e non voluto epilogo di una lite per motivi domestici con l’80enne caduto accidentalmente dopo due schiaffi e un pugno al torace. Ricostruzione che però non ha mai convinto gli inquirenti. Bergamin ucciso da una presa violenta al collo, sancirono gli accertamenti medico-legali.

Una morte violenta, con la frattura netta delle prime vertebre cervicali, secondo i consulenti della procura non compatibile con un impatto a terra.

Ricostruzione che coincide col racconto di una vicina che quella notte aveva sentito forti rumori e trambusto provenire dall’appartamento della vittima, poi misteriosamente scomparsa. Il movente di natura economica, in particolare le spese domestiche e delle utenze telefoniche sostenute dall’anziano.

In aula oggi anche la deposizione dell’ex fidanzata dell'imputato inizialmente indagata per concorso in omicidio, accusa archiviata dalla procura perché estranea al delitto, con Battaglia che avrebbe tentato di scaricare le colpe sulla donna.