Infortuni e malattie professionali, i dati INAIL: numeri in crescita in Veneto

I dati Inail relativi al primo trimestre 2026 restituiscono un quadro estremamente preoccupante per il Veneto sul fronte della salute e della sicurezza sul lavoro. Le malattie professionali registrano un aumento del +16,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, con una crescita significativa soprattutto delle patologie di origine tumorale. Un dato che conferma quanto i rischi legati all’esposizione prolungata a sostanze nocive continuino a produrre effetti drammatici nel tempo.
Sul versante degli infortuni mortali, il numero resta stabile: 21 decessi, esattamente come nel primo trimestre dello scorso anno. “Una stabilità che non ha niente di buono perché l’unico numero di morti accettabili è zero. A questa considerazione si aggiunge poi il fatto che nel mese di aprile e in questi giorni di maggio la nostra regione è stata teatro di molte morti sul lavoro, tanto da far ipotizzare che l’anno in corso sarà ancora una volta peggiore dell’anno precedente” riferisce la Cgil del Veneto in una nota.
Silvana Fanelli, segreteria regionale Cgil Veneto con delega su Salute e sicurezza spiega: “Questo dato regionale si colloca in controtendenza rispetto al dato nazionale, che registra invece una diminuzione (192 decessi nel 2026 contro i 210 del 2025). Il Veneto, inoltre, si conferma in una posizione allarmante: è la seconda regione in Italia per numero di morti sul lavoro dopo la Lombardia, pur avendo meno della metà degli abitanti, e terza per numero complessivo di infortuni, dietro Lombardia ed Emilia-Romagna. Anche il numero totale degli infortuni cresce, con un incremento del +3% rispetto al 2025, confermando un trend che non accenna a diminuire. Di fronte a questi numeri inaccettabili causati non dalla fatalità, ma da un sistema che continua a non garantire livelli adeguati di prevenzione e tutela, non è più sufficiente limitarsi alla mera applicazione delle norme esistenti. Serve un intervento straordinario della Regione che punti con decisione su rafforzamento dei controlli, incremento degli organici degli enti ispettivi e investimento strutturale nella formazione. Altro nodo cruciale è quello della responsabilità delle imprese, soprattutto nel sistema degli appalti e subappalti. È necessario che le imprese si assumano pienamente la responsabilità di ciò che accade lungo tutta la filiera produttiva. Il sistema degli appalti e subappalti, oggi di fatto deregolamentato, scarica rischi e costi sui lavoratori più fragili, aumentando l’esposizione agli infortuni e alle malattie professionali. A livello nazionale, infatti, Il 67% degli infortuni gravi o mortali avviene in attività in appalto e subappalto.”
“La sicurezza sul lavoro – conclude Fanelli – deve tornare ad essere una priorità assoluta. Non possiamo continuare a contare morti e malati senza intervenire con misure incisive. Servono scelte politiche chiare e investimenti adeguati: la vita e la salute delle lavoratrici e dei lavoratori non sono negoziabili.”

