Cronaca di Redazione , 06/05/2026 14:08

VIDEO | Proteste alla Biennale fuori dai padiglioni di Israele e della Russia

BIENNALE PROTESTE

Venezia, Biennale d’Arte. Tra installazioni e padiglioni internazionali, oggi la scena è stata occupata anche dalla protesta, come si vede dalle immagini del Gazzettino.

Un’azione improvvisa, durata circa quindici minuti, ha visto protagoniste le attiviste delle Pussy Riot insieme al movimento femminista Femen. Una ventina di manifestanti ha raggiunto il padiglione della Russia con il volto coperto da passamontagna rosa, accendendo fumogeni gialli e blu e sventolando bandiere ucraine.

Slogan contro Mosca e cartelli esposti davanti all’ingresso del padiglione hanno segnato il sit-in, annunciato ma realizzato con un diversivo rispetto al punto d’incontro iniziale indicato ai giornalisti.

Sul posto è intervenuta la Digos, che ha monitorato la situazione mantenendo a distanza le manifestanti. Nessun incidente, clima rimasto sotto controllo.

Le Pussy Riot, collettivo punk russo noto per le azioni contro il presidente Putin e per il loro arresto in patria dopo una performance nella Cattedrale di Cristo Salvatore, hanno quindi portato la protesta nel cuore della Biennale, affiancate dalle Femen, movimento nato a Kiev nel 2008.

E proprio sul ruolo della Biennale come spazio di confronto si è espresso il presidente della Fondazione, Pietrangelo Buttafuoco, intervenuto al Teatro Piccolo Arsenale.

“Non intendiamo barattare trent’anni di storia – ha dichiarato –. Questa Biennale non vuole risolvere, ma mostrare, aprire alle domande. L’unico veto è l’esclusione preventiva”.

Un appello contro ogni forma di censura anticipata e per il dialogo, in un contesto che resta attraversato da tensioni internazionali.

Nel frattempo, un’altra protesta ha coinvolto circa duecento persone. Il collettivo “Art Not Genocide Alliance” ha manifestato contro la presenza del padiglione israeliano.

Il corteo, partito dalla zona della Sala d’Armi dell’Arsenale, ha raggiunto il padiglione con striscioni e slogan: “Stop genocide” e “No artwashing genocide”.

Al termine del presidio, i manifestanti hanno rilanciato la mobilitazione, dando appuntamento per una nuova protesta l’8 maggio, in via Garibaldi.

Alla Biennale di Venezia, dunque, l’arte si intreccia ancora una volta con la politica e l’attualità internazionale, trasformando gli spazi espositivi in luoghi di confronto e contestazione.