VIDEO | Alex Zanardi, storia di un uomo che ha vissuto due vite con grande coraggio
A Castel Maggiore, paese in cui si era trasferito con la famiglia dopo essere nato a Bologna, era soprannominato il “bambino impavido”.
E davvero non poteva esserci ritratto più azzeccato per il piccolo Alex Zanardi. Amava la vita, quella che si respira a pieni polmoni, che si assapora intensamente, quella che si vive con il piede sull’acceleratore, con le emozioni forti. Amava le corse, la velocità, le macchine, la Formula 1: lì sognava di arrivare quando papà Dino gli regalò, a 14 anni, il primo kart. E lì arrivò a debuttare nel 1991, correndo poi in tutto 44 gare.
Nel 2001, la prima delle due grandi prove di forza della vita, il primo dei due incidenti che gliela cambieranno per sempre. Il 15 settembre a Lausitzring, in Germania, categoria CART, Zanardi si porta al primo posto dopo un’incredibile rimonta a tredici giri dalla fine. A un passo dall’apoteosi lo sgambetto di un destino davvero cinico: la sua vettura perde aderenza e finisce di traverso in mezzo alla pista e Alex non riesce ad evitare il violentissimo impatto con la monoposto di Alex Tagliani. L’auto di Zanardi si spezza in due, il pilota finisce all’ospedale, sospeso tra la vita e la morte. Le sue condizioni sono disperate ma i medici non si arrendono, Alex men che meno. Lotta, combatte, vince. E quando si risveglia il suo primo pensiero è quello di guardare a quel che ha ancora, non a quel che non ha più, ovvero le gambe, entrambe amputate. Seguito da una pazzesca voglia di ricominciare, ancora una volta attraverso la passione per lo sport. Zanardi dà così inizio alla sua seconda vita e intraprende la strada dell’handbike, divenendo atleta paralimpico.
Sono 8 le medaglie d’oro che porta a casa dalle Paralimpiadi, divenendo simbolo della capacità di rialzarsi anche dopo la caduta più brutta. Alex insegna che non c’è prova della vita che possa piegarti se tu non accetti di farti piegare, se tu metti sul piatto ogni giorno tutto quello che hai.
Nel 2020, purtroppo, il secondo incidente, durante una staffetta di beneficenza, a Pienza, in provincia di Siena, a pochi giorni dalla riapertura del mondo post prima ondata di Covid. La sua handbike, in una ripida discesa, si scontra con un camion. Anche stavolta l’impatto è terribile e Alex finisce in ospedale in fin di vita. Mesi e mesi di riabilitazione, poi il ritorno a casa, a Noventa padovana, con la moglie Daniela e il figlio Niccolò che gli sono rimasti accanto fino all’ultimo respiro, fino all’ultimo battito del suo coraggioso cuore. Il cuore di un uomo che, di fronte alle durissime avversità della vita, ha sempre scelto la via della forza, della resistenza. Incarnando l’adagio secondo il quale non è mai finita finché non è finita. Che finché c’è vita, vale sempre la pena continuare a godersi i piccoli grandi successi che può portare con sé.
Nel VIDEO il servizio curato per il TgPadova

