Cronaca di Redazione , 25/04/2026 11:01

VIDEO | Non convince la ricostruzione del presunto omicida

Prima aveva negato di aver incontrato domenica sera l’amico e socio Marco Cossi nel parchetto isolato a fianco di via Isonzo, zona aeroporto.

Poi, dopo 10 ore di interrogatorio in questura aveva ammesso l’omicidio dell’amico e socio originario di Latisana che da qualche anno viveva a Tencarola di Selvazzano con l’anziana madre. Socio di un’attività di vendita ambulante di cibo con il food truck che sarebbe dovuta partire l’indomani dell’omicidio, attività nella quale la vittima aveva investito del denaro.

Samuele Donadello, 47enne di Treponti di Teolo ha cambiato versione sostenendo però agli investigatori di aver colpito per difendersi.

Sostenendo che Cossi l’avrebbe aggredito perché lui non era convinto dell’attività a margine nel furgoncino di vendita di droga, in particolare sigarette elettroniche al thc.

Peccato che Donadello non avesse neanche un graffio da difesa sul suo corpo e che invece Cossi sia stato finito selvaggiamente con una ventina di feroci coltellate. Fendenti al viso, al collo, al torace, al fianco, inferti con uno stiletto ( ancora mai trovato) ad affondare negli organi vitali. Il taglio fatale alla carotide.

Inquietanti anche le testimonianze di chi ben conosceva il presunto assassino, come l’ex moglie a raccontare come fosse proprio lui a tenere in casa casse di sigarette al thc e di essere incline alla violenza.

Al contrario, indignati gli amici della vittima, pronti a descriverlo come un gigante buono, con il sogno di far partire quest’attività di foodtruck e non certo come copertura per lo spaccio, realtà a lui completamente estranea.