Tredici anni senza verità: il caso di Marianna Cendron resta aperto nel cuore di Castelfranco

Sono trascorsi tredici anni dalla scomparsa di Marianna Cendron, 18enne di Castelfranco Veneto svanita nel nulla la sera del 27 febbraio 2013. Una vicenda che continua a interrogare la comunità e che, nonostante il tempo trascorso, non ha ancora trovato una verità giudiziaria.
L’ultima sera
Marianna lavorava come aiuto cuoca al Golf Club Salvarosa. Al termine del turno lasciò ai colleghi alcuni biglietti con indicazioni pratiche, poi uscì. Avrebbe dovuto raggiungere in bicicletta il convitto dell’istituto alberghiero per incontrare il fidanzato, ma non arrivò mai a destinazione.
Con lei sparirono la bicicletta e i telefoni cellulari. L’ultima traccia tecnica registrata fu l’aggancio alle celle telefoniche in via dei Carpani, nei pressi dei Giardini del Sole. A casa rimasero documenti, soldi e gli effetti personali: elementi che fin da subito resero la scomparsa ancora più inquietante.
Le ipotesi e le ricerche
In quelle ore e nei giorni successivi si susseguirono ipotesi diverse: una fuga volontaria all’estero, un ritorno nel Paese d’origine, un allontanamento per inseguire il sogno di diventare cuoca. Marianna da tempo viveva lontano dalla famiglia e stava attraversando un periodo delicato, segnato anche da problemi legati all’anoressia.
Le ricerche furono estese e coinvolsero diverse aree del territorio, compresa una cava. Le indagini conobbero anche momenti complessi, tra ritardi iniziali e piste che non portarono a riscontri concreti. Venne aperto un fascicolo per sequestro di persona, ma nessuna ipotesi trovò conferma.
Nel 2018 il procedimento fu archiviato, lasciando il caso senza una risposta definitiva.
Una ferita ancora aperta
Oggi il nome di Marianna resta legato a una delle scomparse più dolorose del territorio trevigiano. I genitori continuano a sperare che la figlia sia viva e chiedono la riapertura delle indagini. Anche la comunità di Castelfranco Veneto non ha mai smesso di ricordarla e di domandare giustizia.
Tredici anni dopo, quella sera d’inverno rimane sospesa nel tempo: una storia che chiede ancora verità, tra memoria, attesa e la determinazione di chi non vuole smettere di cercare.

