Cronaca di Redazione , 08/01/2026 20:52

Speranza e attesa per Trentini al Lido di Venezia

Alberto Trentini e la mamma Armanda
Alberto Trentini e la mamma Armanda

Il traballante regime venezuelano manda un segnale di apertura agli Stati Uniti e al resto del mondo nella speranza di incassare una legittimazione: la liberazione di "un numero importante" di prigionieri politici, inclusi cittadini stranieri. Un annuncio che ha subito riacceso le speranze in Italia per la sorte di Alberto Trentini, da oltre 400 giorni nelle carceri di Caracas. Ma anche per quella degli altri oltre 25 connazionali reclusi nel paese sudamericano. Tanto più che sono arrivate già notizie sul rilascio di alcuni cittadini europei: cinque spagnoli, come confermato dal governo di Madrid.
   "Al fine di promuovere la pacifica convivenza, il governo bolivariano e le istituzioni statali hanno deciso di rilasciare un numero significativo di cittadini venezuelani e stranieri, e questo processo è in corso", ha reso noto il presidente dell'Assemblea Nazionale del Venezuela, Jorge Rodriguez, fratello della leader ad interim Delcy Rodriguez. In una fase delicata per il chavismo, tra rigurgiti anti-occidentali e tentativi di trovare un dialogo con gli americani per superare senza traumi la brusca uscita di scena di Nicolas Maduro, mantenendo una continuità nella gestione del Paese.
    Le autorità di Caracas, tra dicembre e l'inizio di gennaio, avevano già rilasciato circa 200 persone arrestate durante le proteste per la rielezione di Maduro, ma in questo caso si tratta del primo rilascio di prigionieri politici deciso dal nuovo governo dal blitz americano contro il leader del regime.
    Il primo governo europeo a esprimersi dopo l'annuncio di Caracas è stato quello spagnolo: il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha iniziato a confermare, seppur "con molta cautela", che ci sarebbero stati "connazionali liberati dalle autorità venezuelane". Poi a stretto giro è arrivata la nota ufficiale del suo dicastero: "Il governo spagnolo accoglie con favore la liberazione avvenuta oggi a Caracas di cinque spagnoli, uno dei quali con doppia cittadinanza, che si stanno preparando a partire". Secondo la tv pubblica Tve, due di loro erano stati accusati di essere agenti dell'intelligence spagnola e di far parte di una cospirazione per uccidere Maduro organizzata dalla Cia.
    A Roma i riflettori si sono accesi soprattutto su Trentini, il cooperante veneziano arrestato il 15 novembre 2024 nello Stato di Apure, senza accuse formali, mentre lavorava per la ong Humanity and Inclusion, e poi rinchiuso nel carcere di massima sicurezza El Rodeo nella capitale. In questi oltre 400 giorni di detenzione le autorità italiane a tutti i livelli, governo, diplomazia e intelligence, hanno lavorato sottotraccia per riportalo a casa, in condizioni di estrema difficoltà, avendo a che fare con un regime che Roma non riconosce come legittimo e che sfrutta la cosiddetta diplomazia degli ostaggi per ottenere contropartite. In questa partita è stata frequente l'interlocuzione con il governo americano: diverse le telefonate tra il ministro Antonio Tajani ed il collega Marco Rubio, con Washington che ha garantito tutto il suo impegno.
      Di una possibile svolta su questo dossier si è iniziato a ragionare dopo l'uscita di scena di Maduro. Lo stesso Tajani ha stimato che la nuova presidente Delcy Rodriguez potesse essere "più flessibile rispetto al passato" e compiere anche un gesto positivo nei confronti dei detenuti di polizia". E in effetti alcuni segnali da Caracas sono iniziati ad arrivare: l'appello dell'opposizione (con Corina Machado in testa) all'amnistia generale per tutti i detenuti politici è stata condivisa da alcuni pezzi del regime.
    Secondo l'ultimo rapporto della ong Foro Penal in Venezuela ci sono 863 prigionieri politici, 86 dei quali sono cittadini stranieri o possiedono doppia cittadinanza. Oltre a Trentini, ci sarebbero altri 27 connazionali (alcuni con doppio passaporto) coinvolti per motivi legati alla politica, all'attività professionale o all'espressione di opinioni considerate scomode al regime. Appena ieri i genitori del cooperante veneto, Amanda ed Ezio Trentini, che stanno seguendo dalla loro casa a Lido di Venezia gli sviluppi di quanto sta avvenendo a Caracas dopo il blitz degli Stati Uniti, avevano fatto sapere di vivere "giorni di angoscia e di speranza".
 

Prudenza, attesa e nessuna dichiarazione. Al Lido di Venezia, casa della famiglia di Alberto Trentini, si attendono notizie dal Venezuela come in ogni giorno dei quasi 14 mesi che il cooperante italiano ha passato in carcere. Ai balconi di casa Trentini è ancora appeso lo striscione-appello "Alberto Trentini libero", che ha accompagnato la lunga battaglia per non spegnere la luce sulla vicenda del 46enne.
    Le finestre sono le uniche illuminate del caseggiato che sorge a fianco della parrocchia di Sant'Antonio da Padova, dove un'intera comunità si è stretta in iniziative di preghiera per la sorte del cooperante.
    I genitori, Ezio e Armanda Colusso, non sciolgono il silenzio che hanno mantenuto in questo anno abbondante e che è stato interrotto solo da sporadiche dichiarazioni, anche critiche verso il governo, accusato due mesi fa - nell'anniversario della prigionia - di aver fatto poco per il figlio. E anche la cerchia più vicina a Trentini mantiene il riserbo. Un po' per prudenza, un po' perché tutti attendono notizie definitive. Vale anche per l'associazione Articolo 21: la presidente dell'associazione a Venezia, l'attrice Ottavia Piccolo che vive proprio al Lido, non ha mai mancato in questi mesi di far sentire la sua voce per il cooperante. Una delle ultime volte era in un altro carcere, quello femminile della Giudecca, in cui parlando davanti alle detenute e al Patriarca Francesco Moraglia aveva chiesto a quest'ultimo di ricordare Trentini.
     Appello raccolto, mentre il giorno di Natale anche il sindaco Luigi Brugnaro aveva ringraziato "voi che vi impegnate perché proprio l'idea che Alberto Trentini possa farcela a tornare a casa è un segnale di speranza per tutti noi".