Cronaca di Redazione , 31/01/2026 15:40

Case di riposo e rette, Anci lancia l’allarme: “Rischio costi insostenibili per i Comuni”

Massimo Cavazzana
Massimo Cavazzana

La recente sentenza del Consiglio di Stato, che conferma quanto già stabilito dal TAR Veneto nel caso del Comune di Maser, apre un fronte di forte preoccupazione per i bilanci degli enti locali sul tema della compartecipazione alle rette delle strutture residenziali per persone non autosufficienti.

Secondo l’orientamento giurisprudenziale espresso, i Comuni non possono tenere conto di elementi diversi dall’ISEE dell’ospite, né introdurre criteri regolamentari aggiuntivi per modulare la quota di contribuzione. Una scelta che, di fatto, obbliga gli enti locali a coprire integralmente la differenza tra l’ISEE della persona assistita e il costo complessivo della retta.

 

A lanciare l’allarme è Massimo Cavazzana, vicepresidente nazionale di ANCI, che sottolinea le ricadute pratiche della sentenza:
“Se una persona entra in casa di riposo con una pensione di 1.600 euro e una retta di 2.400 euro, il Comune deve intervenire coprendo la differenza. Questo anche nel caso in cui l’ospite sia proprietario di un immobile o disponga di risparmi e titoli finanziari”.

Secondo Cavazzana, il rischio è che i Comuni si trovino a sostenere costi significativi anche per soggetti che dispongono di un patrimonio a cui potrebbero teoricamente attingere, senza però poterlo considerare ai fini della compartecipazione.

 

Le prime verifiche condotte tra amministrazioni comunali e servizi sociali indicano che situazioni analoghe non sono isolate, ma stanno emergendo in modo crescente in diverse regioni. Se il principio venisse applicato su larga scala, il rischio è quello di un problema strutturale di sostenibilità finanziaria, in particolare per i Comuni medio-piccoli.

“Non siamo di fronte a un semplice tecnicismo giuridico – prosegue Cavazzana – ma a una decisione che può compromettere la tenuta dei bilanci locali. I Comuni già sostengono una spesa socio-sanitaria in continua crescita, spesso senza adeguati trasferimenti. Il rischio di squilibri finanziari, fino al pre-dissesto, è concreto”.

 

ANCI ribadisce che la tutela delle persone fragili e non autosufficienti è un dovere irrinunciabile, ma avverte che non può gravare esclusivamente sugli enti locali.

“La fragilità va tutelata con regole chiare, eque e sostenibili – conclude Cavazzana –. Chiediamo l’apertura immediata di un confronto con Governo e Parlamento per una modifica legislativa che chiarisca i criteri di compartecipazione alla spesa. I Comuni sono pronti a fare la loro parte, ma non possono essere lasciati soli”.