Case di riposo e rette, Anci lancia l’allarme: “Rischio costi insostenibili per i Comuni”

La recente sentenza del Consiglio di Stato, che conferma quanto già stabilito dal TAR Veneto nel caso del Comune di Maser, apre un fronte di forte preoccupazione per i bilanci degli enti locali sul tema della compartecipazione alle rette delle strutture residenziali per persone non autosufficienti.
Secondo l’orientamento giurisprudenziale espresso, i Comuni non possono tenere conto di elementi diversi dall’ISEE dell’ospite, né introdurre criteri regolamentari aggiuntivi per modulare la quota di contribuzione. Una scelta che, di fatto, obbliga gli enti locali a coprire integralmente la differenza tra l’ISEE della persona assistita e il costo complessivo della retta.
A lanciare l’allarme è Massimo Cavazzana, vicepresidente nazionale di ANCI, che sottolinea le ricadute pratiche della sentenza:
“Se una persona entra in casa di riposo con una pensione di 1.600 euro e una retta di 2.400 euro, il Comune deve intervenire coprendo la differenza. Questo anche nel caso in cui l’ospite sia proprietario di un immobile o disponga di risparmi e titoli finanziari”.
Secondo Cavazzana, il rischio è che i Comuni si trovino a sostenere costi significativi anche per soggetti che dispongono di un patrimonio a cui potrebbero teoricamente attingere, senza però poterlo considerare ai fini della compartecipazione.
Le prime verifiche condotte tra amministrazioni comunali e servizi sociali indicano che situazioni analoghe non sono isolate, ma stanno emergendo in modo crescente in diverse regioni. Se il principio venisse applicato su larga scala, il rischio è quello di un problema strutturale di sostenibilità finanziaria, in particolare per i Comuni medio-piccoli.
“Non siamo di fronte a un semplice tecnicismo giuridico – prosegue Cavazzana – ma a una decisione che può compromettere la tenuta dei bilanci locali. I Comuni già sostengono una spesa socio-sanitaria in continua crescita, spesso senza adeguati trasferimenti. Il rischio di squilibri finanziari, fino al pre-dissesto, è concreto”.
ANCI ribadisce che la tutela delle persone fragili e non autosufficienti è un dovere irrinunciabile, ma avverte che non può gravare esclusivamente sugli enti locali.
“La fragilità va tutelata con regole chiare, eque e sostenibili – conclude Cavazzana –. Chiediamo l’apertura immediata di un confronto con Governo e Parlamento per una modifica legislativa che chiarisca i criteri di compartecipazione alla spesa. I Comuni sono pronti a fare la loro parte, ma non possono essere lasciati soli”.

