Ulss 6 gli nega il suicidio assistito e lo ottiene in Svizzera, ma vuole andarsene a casa sua

Roberto, padovano di 67 anni e da 19 affetto da un tumore cerebrale, ha avanzato la richiesta all'Ulss 6 Euganea di suicidio assistito. Dopo cinque mesi l'azienda sanitaria locale ha negato l'autorizzazione e l'uomo l'ha ottenuta in Svizzera. Ma non è soddisfatto.
Al ‘mattino di Padova’ racconta: “Voglio andarmene sereno in casa mia. Mi batterò in ogni modo per ottenere il via libera, per questo ho presentato uovamente richiesta all'Ulss 6”.
LA VICENDA Nel 2006 a Roberto viene diagnosticato un glioma diffuso, una forma aggressiva di tumore cerebrale. La malattia è dolorosa e l'uomo inizia a soffrire di crisi epilettiche quotidiane, difficoltà motorie e progressivo deterioramento cognitivo. Consapevole della sua situazione nell'ottobre del 2024 avanza la richiesta di suicidio assistito, ma non essendo dipendente da trattamenti di sostegno vitale viene respinta a maggio 2025.
In Svizzera invece la sua domanda è stata accolta. “A Zurigo ho ottenuto il via libera ma voglio ottenerlo pure qui. Voglio continuare a combattere per me e per tutti quelli che legittimamente vogliono andarsene, nel rispetto per se stessi, ponendo fine alla propria sofferenza, senza rinunciare all'autonomia e alla dignità, che sono indispensabili per vivere” racconta ancora il 67enne.
Le sue condizioni di salute continuano ad aggravarsi. “Il suo tumore può peggiorare all'improvviso, portando a una rapida perdita delle funzioni cognitive, a uno stato vegetativo e alla morte - spiega al quotidiano Filomena Gallo, coordinatrice del team legale di Roberto e segretaria dell'associazione Luca Coscioni -. Roberto vuole evitare questo scenario, potendo decidere lui stesso tempi e modalità della propria fine, attraverso l'autosomministrazione del farmaco, senza rischiare di perdere la capacità di scegliere”.

