"Centro per il declino cognitivo di Padova ridimensionato: la Regione spieghi" denuncia Camani

“Il Centro Regionale per il Declino Cognitivo e le Demenze (CRIC) di Padova è una struttura di eccellenza, fondamentale per la diagnosi, la presa in carico e la cura dei pazienti affetti da Alzheimer e da altre forme di decadimento cognitivo. Eppure, invece di essere valorizzato, sembra avviato - nel silenzio e nell’inerzia della Regione - verso un progressivo ridimensionamento. È un segnale preoccupante, che richiede chiarezza immediata da parte della Giunta”.
Lo dichiara Vanessa Camani, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale del Veneto, commentando le notizie sul futuro incerto del CRIC, oggi parte dell’Azienda Ospedale-Università di Padova.
“Dopo essere stato fondato nel 1999 e poi assorbito all’interno dell’AOUP – spiega Camani – il CRIC rischia di essere messo ai margini proprio nel momento in cui la ricerca e la medicina offrono nuove opportunità terapeutiche per i pazienti con Alzheimer. I nuovi farmaci approvati dall’Ema rappresentano una svolta: per la prima volta saremo in gradi di interferire direttamente con l’andamento della patologia, se individuata in fasi precoci di sviluppo. Ma il loro impiego presuppone la capacità di intercettare un gran numero di pazienti che presentino le giuste condizioni per la somministrazione. Serviranno strutture pronte, personale formato, risorse dedicate. E al momento, nel caso del CRIC, nessuna di queste condizioni è garantita”.
“La sospensione temporanea dei posti letto durante il periodo estivo, che la Regione aveva assicurato essere solo momentanea, rischia di trasformarsi in una chiusura di fatto. Per riattivarli servono infermieri, ma ad oggi non risulta che la Regione abbia provveduto a reperire il personale necessario. Ci chiediamo allora se questa incertezza non sia il preludio a una decisione già scritta”.
Camani sottolinea inoltre che il CRIC non è solo un punto di riferimento clinico, ma anche un laboratorio di innovazione sanitaria, coinvolto in diversi progetti pilota e finanziamenti nazionali sul tema delle demenze: “Si tratta di esperienze che la Regione dovrebbe sostenere e promuovere, non lasciare andare alla deriva. Il Veneto ha bisogno di investire sulla medicina pubblica e di prossimità, soprattutto in un ambito che riguarda migliaia di famiglie e che nei prossimi anni, con l’invecchiamento della popolazione, diventerà ancora più cruciale: il Rapporto sulle demenze 2019-2021 certifica che nella Regione Veneto i pazienti sono già 64.536, con Venezia, Rovigo e Padova che mostrano un’incidenza della patologia sopra la media regionale. Perdere una risorsa come quella del CRIC sarebbe una condanna per la nostra comunità”.
“Chiediamo quindi alla Giunta – conclude la capogruppo PD – di chiarire le proprie intenzioni: se davvero intende mantenere operativo e pienamente funzionante il Centro regionale per le demenze, garantendo le risorse e il personale necessari, oppure se, ancora una volta, si è scelto di ridurre in silenzio un presidio sanitario di eccellenza. Sarebbe l’ennesimo colpo al sistema pubblico veneto”.

