Cronaca di Redazione , 11/06/2021 19:16

Alessia, il cancro e il piccolo Paride. La sua storia

Alessia Cattin e il piccolo Paride

“Nella mitologia greca Paride fu l'unico a sconfiggere un avversario apparentemente invulnerabile, il possente Achille; così come è successo a me che, grazie ai medici, alle cure e all'amore della mia famiglia, ho ripreso in mano la mia vita, lasciandomi alle spalle quell’avversario che sembrava insormontabile”. 
Alessia Cattin ha 38 anni e stringe a sé il suo piccolo e paffuto Paride, venuto al mondo nel novembre scorso. Nacque un bambino ma nacque anche una mamma dopo un tortuoso percorso di malattia oncologica affrontato all’Ospedale Immacolata Concezione di Piove di Sacco. “Tutto è iniziato a luglio 2008: mentre facevo la doccia, con la mano ho sentito una protuberanza al seno destro. Sapendo che ero prossima al ciclo, ho dato colpa a quello. Il mese successivo però – racconta Alessia, residente a Porto Viro - il rigonfiamento era ancora presente. Mi sono allarmata. Ho contattato il ginecologo che mi ha prescritto una mammografia e un’ecografia; già con la mammografia se ne accorsero, e mi mandarono subito ad eseguire una biopsia. Il risultato fu confermato: tumore al seno. Inizialmente, si era deciso di operare a gennaio 2009 ma, dopo svariati esami, stava emergendo che il “maligno” già stava camminando, quindi non c'era tempo da perdere e l'intervento venne anticipato a dicembre, 15 giorni prima di Natale. Dopo la mastectomia, iniziò il mio percorso in Oncologia con chemioterapia, terapia ormonale e blocco del ciclo per 5 anni”.
Nel 2009, a febbraio, Alessia incontrò quello che poi diventerà suo marito. “Ci siamo conosciuti nel momento più orribile della mia vita, lui mi è sempre stato vicino e mi ha sostenuta dandomi forza e coraggio. Trascorso quel periodo, la dott.ssa Francesca Sartore mi dichiarò ufficialmente fuori pericolo, interrompendo entrambe le terapie. Fu allora che mi consultai con lei per una possibile gravidanza. La risposta fu negativa: mi consigliò di non rischiare svegliando il can che dorme”.
La delusione fu enorme, perchè diventare madre era sempre stato per Alessia il desiderio più grande. Ma, dopo alcune settimane, la telefonata che non t’aspetti: “La dottoressa mi ha ricontattata, dicendomi che doveva ricredersi, e dopo avere studiato a fondo il mio caso, avevo il via libera per avere figli. Dopo essermi sposata, e dopo tantissimi tentativi, rimasi incinta, ma un altro dolore era in agguato; infatti dopo appena 8 settimane la mia piccola vita decise di lasciarmi. Fu un dolore lancinante, forse anche peggio della malattia; ma a Pasqua 2020 ci fu la svolta, ero di nuovo in dolce attesa. Il ginecologo ci disse di stare tranquilli, che era un maschietto sano e forte; quindi, quale nome dare a questo bimbo? La risposta arrivò subito: Paride! Per essere arrivata fin qui voglio ringraziare tutto il meraviglioso team di medici, infermieri e operatori sanitari del reparto di Oncologia di Piove di Sacco diretto dalla dottoressa Rita Chari”. In segno di riconoscenza Alessia Cattin ha donato al reparto un quadro fotografico (realizzato dalla fotografa “La Sambo” di Chioggia), raffigurante lei, con in braccio il suo piccolo Paride. Sullo sfondo, “Achille”.
“Attenzione a usare un linguaggio bellico in Oncologia: gli oncologi devono trovare un linguaggio vero, scientifico ed empatico allo stesso tempo: è la nostra sfida. Perché le parole sono importanti – sottolinea Rita Chiari, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oncologia Padova Sud - ma sappiamo altresì che, quando ci si relaziona a livello interpersonale, è tutto il nostro corpo a parlare. E quando la relazione riguarda una malattia, anche un battito di ciglia fa la differenza. Partiamo dalla convinzione che il rapporto medico/paziente deve essere di verità. E la verità sta anche nelle parole che usiamo. Si chiama tumore, si chiama chemioterapia, si chiama metastasi. Ma si chiama anche cura, farmaco, esame diagnostico. Diamo alle parole il loro significato e il loro significato ci verrà in aiuto. Sappiamo che nei bambini la narrazione è una chiave che apre molte porte, ma anche nell’adulto il “racconto” della propria situazione clinica è fondamentale. Per capire e per accettare. E l’accettazione porta alla consapevolezza dei grandi passi che ha fatto la scienza in campo oncologico e in tutta la sfera che attiene al nostro bene più prezioso: la salute”.
“La storia di Alessia va letta e meditata in silenzio - commenta il Direttore Generale dell’Ulss 6 Euganea, Paolo Fortuna - perchè è un grande insegnamento per la vita di ciascuno di noi”.