Cronaca di Redazione , 04/05/2021 12:35

Zaia in Quinta Commissione: Se siete convinti di errori denunciate in Procura

Luca Zaia, audizione in Quinta commissione

E’ iniziata in diretta sul sito del Consiglio Regionale la seduta della Quinta commissione sanità con l’audizione di Luca Zaia e dei tecnici della sanità del Veneto per far luce sulla gestione dell’emergenza covid in Veneto. 

L’audizione del Presidente, che verrà affiancato da una serie di dirigenti e tecnici regionali nel confronto, è stata richiesta dalle opposizioni nel corso dell’ultima seduta del Consiglio regionale martedì scorso a seguito di quanto emerso nel corso della trasmissione televisiva “Report” sull’epidemia Covid in Veneto.

Il Governatore ha iniziato facendo il riassunto di cosa è successo a partire dal 2020 e dal quel ormai famoso 21 febbraio: “Quella sera sono stato io a decidere i 3.500 tamponi a Vo’ dopo la morte di Adriano Trevisan. Quella sera – ricorda – si decise di fare i tamponi a tutti, mettendo le tende davanti all’ospedale e facendo di Schiavonia un ospedale Covid. Il sottoscritto dovette chiedere le scuole – sottolinea – i teatri, il Carnevale che era in corso”. Al professor Andrea Crisanti, sostiene il l Governatore, “va il merito della macchina per fare i tamponi”.

Ripercorrendo le tappe delle decisioni prese sul Covid dall’esecutivo continua: “La sera della riunione, ormai lo sapete, perché l’ho detto un miliardo di volte, ma c’è ancora qualcuno che non l’ha capito nei meandri della stupidità umana, quella sera io ho deciso, contro il parere del tavolo, contro il parere del tavolo che si era riunito, di praticare i 3500 tamponi a Vo’. Un’azione presa contro il parere del tavolo – rimarca – perché giustamente la dottoressa Russo mi disse: ‘ma, scusi, l’Oms non dice di fare i tamponi a tutti gli asintomatici, ma di farli solo a coloro che hanno sintomi e quali erano quelli con i sintomi?’ L’esito della decisione fu che quei tamponi riscontrarono la bellezza di 88 o 83 positivi asintomatici che noi andammo a isolare nelle loro abitazioni e che poi nei 10 giorni di isolamento erano una decina, allora, una decina di giorni dopo, si negativizzarono”. Il Governatore ricorda che quelle “furono le prime fasi delle decisioni, furono le fasi nelle quali il sottoscritto dovette decidere di chiudere le scuole, di chiudere le chiese, i teatri, di chiudere il carnevale che era in corso, tanti dicono, gli esperti, no, quelli che sanno sempre tutto; tanti dicono: ah, ma io so come si fa. Qualcuno ancora oggi non riesce a spiegare per quale motivo il virus è entrato nella stessa giornata a Codogno e in Veneto. Con le piazze piene col Carnevale di Venezia abbiamo sospeso il lunedì – puntualizza Zaia – perché poi martedì non si è più fatta la chiusura, non abbiamo avuto gli esiti degli altri territori e così parte il virus con Vo’”.

Pochi giorni dopo venne a galla il primo caso di un minore positivo, si trattava di una bimba residente a Curtarolo. Pochi giorni prima era risultato positivo il nonno residente a Limena. A proposito del modello Veneto spiega: “Non abbiamo inventato nulla di nuovo, tutto il mondo è fatto così. Quando leggo che il Veneto è un modello particolare, rispondo: ‘io, l’assessore e i tecnici da quindici mesi siamo sulla tomba, questo è il modello particolare del Veneto. La vera ansia, se ricordate Bergamo, ricordate Codogno, è stata quella di prendere in carico i pazienti, ma il Veneto ha una medicina territoriale che funziona. Da altre parti è andata peggio perché loro avevano un altro modello organizzativo – aggiunge – nei giorni nei quali Codogno era in ginocchio noi facevamo il Carnevale, vorrei ricordarlo questo: qui inizia l’evoluzione, viene comprata la prima macchina suggerita dal professor Crisanti – questo sì è merito suo – per fare i tamponi, poi ci sono altre macchine che abbiamo comprato per Verona e abbiamo cercato pian piano di costruire tutta quella che è la rete della diagnostica”.

“Ci siamo dati da fare a trovare le mascherine e voglio ricordare che questa Regione, gli scatoloni vuoti non li ha mai pagati, le aziende che hanno bidonato il Lazio o da altre parti, da noi sono venuti a fare la proposta e se ne sono tornati a casa, noi non abbiamo avuto nessun guaio sotto questo punto di vista. Le spese per combattere la pandemia – rileva – superano abbondantemente ormai 700 milioni di euro: abbiamo dovuto recuperare mascherine, abbiamo dovuto comprare i respiratori. Abbiamo cercato di fare di tutto abbiamo comprato respiratori, siamo stati anche in Svizzera a comprare i respiratori, anche se era proibito. Non si può dire? Era proibito, ma siamo riusciti ad avere anche una commessa dalla Svizzera, ufficiale, pagata, tutto, potete chiedere tutte le carte che volete: 50 respiratori, perché prima viene la vita dei veneti”.

“Siamo stati i primi a parlare di tamponi rapidi, ma non è che siamo stati i primi perché dovevamo far così, ma perché il mondo intero corre più di noi: il mondo intero, quando noi approvavamo ufficialmente i tamponi rapidi di prima generazione, stava già pensando alla terza generazione. Oggi il mondo intero pensa all’immunofluorescenza, pensa a tutta una serie di nuove tecnologie che stiamo acquistando – aggiunge – perché la diagnostica, l’abbiamo capito tutti, funziona così”. Zaia precisa che il Veneto è stato il primo “a sostenere la partita dei vaccini. Siamo stati anche i primi a sostenere che potessimo avere anche l’opportunità di comprarsi dei vaccini. I vaccini infatti funzionano: è crollata l’accesso in ospedale, ad esempio, degli over 80, che ormai abbiamo vaccinato al 96% – spiega – crolla quella dei settantenni che ormai sono vaccinati all’oltre l’80%”. Il Presidente non nasconde di avere preoccupazione “per quelle che saranno le prossime vaccinazioni perché scesi sotto i 60 anni AstraZeneca non serve più a nessuno. Fatte le seconde dosi nel mese di maggio e giugno noi passiamo ai 50-59 anni e andiamo di Pfizer o Moderna”.

“Siamo stati criticati sin dal primo giorno sulla gestione di questa pandemia. Non c’era il manuale d’uso, anche gli scienziati hanno sbagliato, non siamo qui a fare un processo a nessuno. Nemmeno io sono qua a farmi processare e nemmeno mi devo giustificare. Siamo pagati dai veneti per fare il nostro mestiere. Se voi siete così convinti – dice all’opposizione – che ci sia qualcosa di illegale o qualcosa di gestito in maniera maldestra metteteci la faccia e andate in Procura a fare denuncia. Chiariremo una volta per tutti la verità, non abbiamo nulla da nascondere”.

 

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