Francesco Messina ai vertici del Viminale: nuovo incarico mentre è a processo per peculato d’uso

Nuovo incarico al Ministero dell’Interno per Francesco Messina, ex prefetto di Padova, rinviato a giudizio con le accuse di peculato d’uso e arbitraria utilizzazione di prestazioni lavorative. Messina è stato nominato referente per la performance del Viminale e presidente della cabina di regia incaricata di predisporre il Piano integrato di attività e organizzazione (Piao), lo strumento con cui l’amministrazione programma obiettivi, risorse e attività.
Sessantacinque anni, originario di Catania, Messina ha alle spalle una lunga carriera nella Polizia di Stato. Nel corso del suo percorso professionale ha ricoperto, tra gli altri, gli incarichi di questore di Torino e direttore centrale anticrimine. Nel settembre 2024 era stato trasferito dalla Prefettura di Padova a Roma, dove era stato destinato a occuparsi di prevenzione amministrativa antimafia. L’inchiesta che lo riguarda era emersa in quel periodo, aprendo una vicenda giudiziaria che ora dovrà essere affrontata in tribunale.
Un ruolo che coinvolge diversi aspetti strategici della macchina amministrativa, tra cui la pianificazione del personale, la parità di genere, la trasparenza e la prevenzione della corruzione. L’incarico si affianca alla vicenda giudiziaria che vede l’ex prefetto imputato per presunti utilizzi impropri delle auto di servizio e per l’impiego di personale in attività che, secondo l’accusa, sarebbero state estranee alle esigenze istituzionali.
Il decreto ministeriale che formalizza l’incarico è stato registrato dalla Corte dei Conti il 20 gennaio 2026, due giorni prima del rinvio a giudizio. Messina ha illustrato pubblicamente le proprie nuove funzioni anche attraverso un post su Instagram, nel quale ha condiviso una fotografia di una riunione tecnica dedicata alla programmazione delle attività ministeriali.
“Presiedere in qualità di Prefetto referente per la Performance del Ministero nonché di presidente della cabina di regia che deve formare il Piano integrato di attività e organizzazione è un compito impegnativo per la rilevanza e per la complessità delle materie trattate”, ha scritto Messina. Ha inoltre sottolineato il ruolo di coordinamento del Viminale rispetto alle attività svolte sul territorio da prefetture, questure e comandi dei Vigili del Fuoco.
Al centro del procedimento ci sono 53 episodi contestati, risalenti al periodo compreso tra il 2023 e il 2024. Secondo l’accusa, l’allora prefetto avrebbe utilizzato le Audi A3 in dotazione alla Prefettura e gli autisti, agenti della Questura di Padova, per esigenze personali anziché istituzionali. Tra gli episodi contestati figura un presunto viaggio da Milano a Monza, effettuato con un’auto di servizio e con l’utilizzo di sirena e lampeggiante, per assistere al Gran Premio. Nell’ambito della stessa vicenda viene contestato anche l’inserimento del pranzo nelle note spese. Un altro episodio riguarderebbe l’impiego di un autista per raggiungere Roma e recuperare alcuni scatoloni legati al trasloco a Padova e, successivamente, recarsi in una concessionaria per caricare gli pneumatici invernali dell’auto privata dell’ex prefetto. Messina ha inoltre già versato 6.600 euro allo Stato in relazione alla contestazione di danno erariale formulata dalla Corte dei Conti. Il versamento sul piano contabile è distinto dal procedimento penale, nel quale dovranno essere accertate le responsabilità contestate. La difesa aveva già annunciato l’intenzione di dimostrare la correttezza dell’operato del proprio assistito durante il dibattimento. Le accuse restano quindi da verificare nel corso del processo, nel rispetto della presunzione di innocenza.
Il prossimo appuntamento giudiziario è fissato per il 20 gennaio.

