Galzignano Terme: al MuCE un ottobre tra storia, memoria civile e identità

L’autunno sui Colli Euganei non è soltanto un cambiamento del paesaggio. A Galzignano Terme diventa anche l’occasione per tornare a leggere la storia dei luoghi, interrogare la memoria del Paese e riconoscere le persone che hanno contribuito a costruire l’identità della comunità.
È questo il filo che unisce tre importanti appuntamenti promossi nel mese di ottobre dal Comune di Galzignano Terme e dal MuCE – Museo dei Colli Euganei, tra archeologia e storia locale, impegno civile e cultura musicale.
18 ottobre: al MuCE una nuova pagina della storia della Val Pianzio Il primo appuntamento è in programma domenica 18 ottobre, con l’inaugurazione del nuovo allestimento della Sala delle Ville del MuCE, arricchita da un importante nucleo di materiali provenienti da Villa Corner Siboldi Giro Benacchio, nella Val Pianzio.
Al centro dell’esposizione ci sono le ceramiche rinvenute nel 1907 in un butto, una sorta di un antico immondezzaio, che si è rivelato essere un vero tesoro, situato in prossimità di un camino dell’antica villa, residenza estiva legata alla famiglia del doge Giovanni Corner I. Il contesto di ritrovamento, nel quale ai frammenti ceramici si accompagnavano ossa animali, noccioli e altri residui alimentari, restituisce qualcosa di più di una semplice collezione di oggetti: una traccia della vita quotidiana tra la fine del Cinquecento e i primi decenni del Seicento.
Attraverso questi reperti diventa così possibile ricostruire non soltanto forme, tecniche e decorazioni delle ceramiche utilizzate nella villa, ma anche alcuni aspetti dell’alimentazione, della moda e della vita quotidiana dell’epoca.
Le nuove vetrine permetteranno di leggere i materiali secondo differenti chiavi: il contesto del ritrovamento, l’evoluzione delle produzioni ceramiche, le tracce dell’alimentazione e gli elementi decorativi e scultorei appartenuti alla villa. Tra i reperti figurano ceramiche venete ingobbiate, graffite e dipinte, testimonianza dell’evoluzione delle produzioni e dei gusti tra Rinascimento ed età moderna.
Il nuovo nucleo completa e amplia quello che rappresenta uno dei capitoli fondativi dello stesso MuCE. Negli anni Novanta fu infatti Draga Bernicevich Benacchio, figura centrale della vita culturale di Galzignano Terme e moglie del sindaco Giuseppe Benacchio, a donare la propria collezione di ceramiche rinascimentali, dando origine a un percorso espositivo la cui curatela e studio venne affidata a Francesca Veronese, oggi direttrice dei Musei Civici di Padova.
L’ultima donazione Benacchio amplia ora considerevolmente questo patrimonio. Oltre alle ceramiche comprende quindici sculture, un ritratto legato alla storia dei frati del Monte Rua e del podestà Benacchio e un importante libro di inizio Ottocento che raccoglie trascrizioni di atti, passaggi di proprietà, ricevute e testimonianze documentarie comprese tra il Trecento e l’Ottocento relative alla Val Pianzio e alla famiglia Pimbiolo, proprietaria dell’attuale Corte Sisanda.
Un corpus ancora da studiare, dal quale potranno emergere nuove informazioni sulla storia della valle e sulle persone che nei secoli l’hanno abitata e trasformata.
L’inaugurazione sarà accompagnata dalla presentazione del volume Patrimoni oltre natura e cultura. Le Riserve della Biosfera UNESCO in Italia, di Giovanna Di Matteo, Margherita Cisani e Benedetta Castiglioni.
Un accostamento non casuale. Il libro affronta, da una prospettiva geografica, il rapporto tra conservazione del patrimonio naturale e culturale, trasformazione sostenibile del paesaggio e forme della sua fruizione. Le testimonianze restituite dalla Val Pianzio raccontano proprio questo: il paesaggio non come semplice scenario naturale, ma come risultato della relazione costruita nel tempo tra comunità, attività umane e ambiente. Una chiave di lettura che si lega direttamente al riconoscimento dei Colli Euganei come Riserva della Biosfera MAB UNESCO.
24 ottobre: Pietro Grasso, dalla scuola alla memoria del Maxiprocesso Il secondo appuntamento porterà a Galzignano Terme una delle figure più autorevoli della storia recente delle istituzioni italiane. Sabato 24 ottobre sarà ospite Pietro Grasso, magistrato che partecipò come giudice a latere al Maxiprocesso di Palermo, successivamente procuratore della Repubblica di Palermo, procuratore nazionale antimafia e presidente del Senato della Repubblica.
La sua giornata a Galzignano inizierà al mattino con un appuntamento rivolto alle giovani generazioni. Pietro Grasso incontrerà gli alunni della scuola secondaria di primo grado A. Sartori per un confronto sui temi della legalità, della responsabilità e del rispetto delle regole.
Un incontro pensato espressamente per i ragazzi, che avranno l’opportunità di confrontarsi con uno dei protagonisti della lotta alla mafia e di comprendere, attraverso la sua esperienza, come la legalità non riguardi soltanto i grandi avvenimenti della storia o l’attività delle istituzioni, ma prenda forma anche nei comportamenti quotidiani, nel rispetto degli altri, delle regole e dei beni comuni.
“Ringraziamo Pietro Grasso per aver accolto con grande disponibilità anche la proposta di incontrare i nostri ragazzi e l’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci per l’organizzazione – sottolinea l’assessore alla Cultura e alla Scuola Valeria Lunardi –. È un’opportunità educativa preziosa, perché la legalità non è un concetto astratto che si incontra soltanto nei tribunali o nei grandi fatti di cronaca: comincia dal rispetto delle regole, delle persone e dei beni comuni, dalle scelte che compiamo ogni giorno. La scuola è il luogo nel quale questi principi possono diventare consapevolezza e senso di responsabilità. Incontrare chi ha dedicato una parte così importante della propria vita professionale alla difesa dello Stato e delle sue istituzioni permette ai ragazzi di comprendere che i diritti, le regole e la convivenza civile non sono qualcosa di scontato, ma un patrimonio che ciascuna generazione è chiamata a conoscere, custodire e rendere concreto”.
La giornata proseguirà quindi con l’appuntamento aperto al pubblico all’Auditorium comunale, dove Grasso presenterà U’ Maxi. Dentro il processo a Cosa Nostra, un racconto che riporta al centro una delle pagine decisive della lotta alla mafia: il Maxiprocesso istruito a Palermo nella seconda metà degli anni Ottanta, che portò per la prima volta alla sbarra centinaia di appartenenti a Cosa Nostra e segnò un passaggio fondamentale nella risposta dello Stato alla criminalità organizzata.
A dialogare con Pietro Grasso sarà Sara Zanferrari, giornalista de Il Gazzettino.
L’iniziativa è organizzata dall’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci – sezione di Valsanzibio, una realtà particolarmente vivace del territorio che da anni opera per restituire racconti di rilievo sulla storia contemporanea e costruire una riflessione importante in tal senso in collaborazione con il Comune di Galzignano Terme.
Una giornata dedicata dunque alla memoria civile, ma soprattutto al suo valore nel presente: dalla formazione delle giovani generazioni alla conoscenza di ciò che è accaduto, per comprendere il prezzo pagato da magistrati, forze dell’ordine, istituzioni e cittadini e riconoscere il valore della legalità come responsabilità individuale e collettiva.
31 ottobre: l’Auditorium porterà il nome di Gianni Malatesta A chiudere il mese sarà, sabato 31 ottobre, un appuntamento profondamente legato alla storia culturale di Galzignano Terme: l’intitolazione dell’Auditorium comunale al maestro Gianni Malatesta, tra le figure più importanti della coralità italiana.
Nato a Badia Polesine nel 1926 e scomparso a Padova nel 2021, Malatesta iniziò la propria attività di direttore corale nel 1949 con il Coro CAI di Padova e nel 1958 fondò il Coro Tre Pini, sviluppando nel corso dei decenni un originale lavoro di armonizzazione, elaborazione e composizione.
Il rapporto con Galzignano Terme iniziò nel 1975, quando assunse la direzione artistica del Coro Monte Venda, formazione fondata nel 1968 e divenuta nel tempo una delle realtà culturali più rappresentative del paese. Malatesta ne fu maestro e direttore artistico per oltre trent’anni, costruendo con Galzignano e con i Colli Euganei un legame che trovò espressione anche in numerose sue composizioni.
Musicista, compositore, armonizzatore e didatta, Malatesta ha lasciato un patrimonio vastissimo. Le sue raccolte pubblicate comprendono centinaia di composizioni e rielaborazioni corali e la sua ricerca contribuì ad ampliare il repertorio tradizionale, aprendolo anche alla musica leggera, classica e jazz.
Intitolargli l’Auditorium significa quindi legare stabilmente il suo nome proprio a un luogo destinato alla musica, alla cultura e all’incontro della comunità: lo stesso terreno sul quale Gianni Malatesta ha costruito una parte importante della propria esperienza artistica e umana a Galzignano Terme. “Il Coro Monte Venda rappresenta da decenni una delle istituzioni culturali più riconoscibili di Galzignano Terme e una parte importante della storia associativa del nostro paese – sottolinea l’assessore Federica Giacomin – attraverso il coro, la musica ha accompagnato generazioni di persone, creando occasioni di incontro, appartenenza e condivisione e portando il nome di Galzignano anche al di fuori del nostro territorio. Intitolare l’Auditorium a Gianni Malatesta significa riconoscere il valore di un maestro che ha legato per oltre trent’anni il proprio lavoro al Coro Monte Venda e, nello stesso tempo, dare risalto al ruolo che la musica ha avuto e continua ad avere nella vita culturale della nostra comunità. È un riconoscimento a Malatesta, ma anche alla storia musicale di Galzignano e alle persone che negli anni hanno contribuito a mantenerla viva”.
“Abbiamo voluto riunire in questo mese tre appuntamenti molto diversi, ma legati da un elemento comune: la memoria - ha detto il sindaco di Galzignano Terme Riccardo Masin -. C’è quella che riaffiora dagli oggetti conservati per secoli nella terra della Val Pianzio e che ci permette di conoscere meglio la storia dei nostri luoghi; c’è la memoria civile, che la testimonianza di Pietro Grasso ci aiuta a riportare al presente; e c’è quella musicale e profondamente legata alla nostra comunità che Gianni Malatesta ci ha lasciato. Custodire la memoria non significa soltanto guardare indietro: significa scegliere che cosa portare con noi per comprendere meglio il luogo e il tempo in cui viviamo. È questo il senso che unisce, pur nella loro diversità, questi tre appuntamenti”.

