Attualità di Redazione , 07/10/2026 12:02

VIDEO | Peste polmonare, Prof.ssa Cattelan: "Attenzione alta ma nessun allarmismo"

Peste polmonare, Prof.ssa Annamaria Cattelan

La paura è internazionale: Washington chiede chiarimenti e notizie ufficiali in merito al decesso di una scienziata del laboratorio siberiano che studia la peste polmonare e per le successive misure di quarantena. Un incidente, la rottura accidentale di una provetta contenente una coltura viva del batterio Yersinia pestis, che avrebbe liberato un agente infettivo che ha contagiato la 28enne Darya Shipilova morta qualche giorno dopo il contagio, il 1° ottobre. Mosca minimizza, ma sarebbero 200 le persone sotto osservazione.

La Professoressa Annamaria Cattelan, Direttrice di Malattie Infettive e Tropicali dell'Azienda Ospedaliera di Padova spiega che al momento per l’Italia non ci sono rischi particolari. “Non è ancora confermato che Darya Shipilova sia morta per perste polmonare, ma la nostra attenzione deve rimanere alta”.

La peste polmonare è la forma più grave della peste. “In generale - spiega la Professoressa Cattelan - è un’infezione causata da un batterio trasmesso da pulci contaminate, ratti, scoiattoli e cani della prateria. L’uomo può infettarsi perché viene punto o morso o perché inala goccioline che sono in aria contaminate da una persona malata. Non esiste un vaccino, ma ci sono terapie antibiotiche da somministrare entro 24/48 ore. I sintomi sono quelli di una forte polmonite: febbre alta e improvvisa, forte tosse, difficoltà a respirare, dolore al torace, debolezza. Se non si interviene tempestivamente porta alla morte”.

Il caso siberiano rievoca i fantasmi del recente passato, quando dalla Cina emerse la notizia della diffusione del Covid e della successiva pandemia mondiale. Gli esperti italiani invitano alla prudenza. Intanto è iniziata a circolare l’influenza e ci sono ancora contagi da Covid, anche se decisamente meno gravi.

In merito alla peste polmonare le informazioni disponibili indicano che non sono stati finora ufficilamente confermati casi secondari e che i contatti sottoposti a test sono risultati negativi. Le autorità internazionali chiedono trasparenza, condivisione dei dati microbiologici e rapidità nell'indagine epidemiologica.