Confcommercio di Padova a Friburgo per capire il modello di sviluppo centrato sui parchi

Se Friburgo è la maestra, Padova è l'allieva.
Nell'ambito del progetto OASI, Open Air Social Innovation, sviluppato nell’ambito del PR Veneto FSE+ 2021-2027 “Competenze per il futuro: affrontare le transizioni e cogliere le nuove opportunità”, tra i protagonisti ci sono Confcom Ascom Servizi Padova e Confcommercio Padova, insieme a CONFORM, IFOA, Università Ca’ Foscari Venezia, i Comuni di Padova, Este e Selvazzano Dentro, associazioni, realtà del Terzo settore e un articolato gruppo di imprese venete.
L'obiettivo: far lievitare le aree verdi facendole diventare parchi urbani che, a loro volta, possono diventare vere e proprie infrastrutture sociali, capaci di generare relazioni, inclusione, cultura, attività economiche e nuove forme di partecipazione. OASI nasce per rafforzare le competenze di chi gestisce, anima e valorizza parchi e spazi aperti e per sperimentare nuovi modelli di collaborazione tra imprese, amministrazioni pubbliche, associazioni e comunità. Il progetto considera infatti i parchi urbani e periurbani come ecosistemi nei quali possono convivere funzioni ambientali, culturali, commerciali, sportive e aggregative. Gli spazi verdi vengono così interpretati come strumenti di rigenerazione sociale, economica e ambientale e come luoghi capaci di produrre inclusione e benessere diffuso.
"Sia chiaro - commenta Marco Serraglio, socio di Eurema Lab, società partecipata da Confcom Ascom Servizi Padova - che OASI non parte da zero. Raccoglie e porta a una scala più ampia una linea di sperimentazione che Confcommercio Padova e Confcom Ascom Servizi Padova stanno sviluppando da alcuni anni sul rapporto fra impresa, spazio pubblico, innovazione sociale e rigenerazione urbana".
Serraglio fa riferimento al progetto GREENTA realizzato nell’ambito dell’ecosistema dell’innovazione iNEST, che ha lavorato su 8 parchi di Padova sperimentando forme di gestione e animazione fondate sulla collaborazione tra soggetti pubblici, privati e del Terzo settore.
Proprio da GREENTA è nata l’idea, poi subito ripresa da OASI, di trasformare esperienze locali in un modello replicabile: strumenti condivisi per programmare le attività, maggiore accessibilità degli spazi, modelli economici sostenibili, tecnologie per migliorare gestione e fruizione e format capaci di circolare tra territori diversi.
Ma andiamo con ordine: "Un parco che funziona non è soltanto un parco ben tenuto - ribadisce Serraglio - ma è un luogo abitato dove si concretizza la possibilità di incontrarsi senza dover necessariamente acquistare qualcosa, di trascorrere tempo insieme tra generazioni diverse, di praticare sport, assistere a un evento, partecipare a un laboratorio, leggere, lavorare o semplicemente restare. Dobbiamo convincerci - analizza Serraglio - che in una città attraversata da fenomeni di solitudine, invecchiamento della popolazione e progressiva rarefazione delle occasioni spontanee di incontro, lo spazio verde può diventare una delle poche piattaforme realmente intergenerazionali e trasversali. Bambini, giovani, anziani, famiglie, persone con disabilità, nuovi cittadini e visitatori possono condividere lo stesso luogo secondo modalità differenti. ed ecco perché per questo accessibilità e inclusione non possono essere considerate caratteristiche aggiuntive del progetto dello spazio pubblico: devono diventarne il punto di partenza. Stiamo portando avanti un progetto di placemaking e coprogettazione con cittadini, imprese e associazioni, community building, sostenibilità, tecnologie digitali, comunicazione e storytelling territoriale. L’obiettivo è passare dal parco inteso come spazio “passivo” a un luogo capace di abilitare relazioni, iniziative e nuove forme di collaborazione".
Va da sè che un luogo pubblico più vissuto e riconoscibile genera maggiore attrattività, produce flussi, sostiene servizi di prossimità e può creare occasioni per imprese culturali e creative, commercio, ristorazione, sport, turismo e servizi alla persona. Rigenerazione urbana e sviluppo economico, in questa prospettiva, non sono due processi separati: una città economicamente vitale ha bisogno di luoghi nei quali le persone abbiano ragione di fermarsi, incontrarsi e tornare.
Ma dove andare a confermare le proprie impressioni? Ecco che Friburgo diventa laboratorio europeo da osservare. Fino al 7 ottobre una delegazione del gruppo di lavoro sarà nella città della Germania renana per "carpire" utili informazioni sull'urbanistica, sulla mobilità sostenibile, sulla rigenerazione, sull'edilizia a basso consumo energetico, sulla gestione del verde, sull'inclusione e la partecipazione: insomma non una visita squisitamente istituzionale, ma un’attività di benchmarking sul campo.
Il programma porterà i partecipanti ad analizzare il centro storico e il rapporto fra mobilità e qualità dello spazio pubblico, l’eco-quartiere Vauban, con i suoi modelli di uso delle energie rinnovabili, urban gardening, fattorie didattiche e orti inclusivi, e Rieselfeld, dove sostenibilità ambientale e inclusione sociale sono affrontate congiuntamente. Sono inoltre previsti approfondimenti sui processi di riqualificazione sociale ed energetica, sulla mobilità urbana e sulla rinaturalizzazione del fiume Dreisam attraverso Nature-Based Solutions. Una sessione di confronto sarà infine dedicata proprio alla questione decisiva: il "modello Friburgo" può essere esportato in Veneto?
"Con OASI - dichiara l'architetto Federica Bianconi, che molto si è dedicata alla stesura del progetto - vogliamo cambiare il modo in cui guardiamo agli spazi verdi delle nostre città. Un parco non è uno spazio vuoto tra un edificio e l’altro e non è nemmeno soltanto una dotazione ambientale: può essere un luogo di relazione, inclusione e produzione di valore per la comunità. Per Confcommercio questo significa anche comprendere che la qualità dello spazio pubblico è parte della competitività di una città: dove le persone stanno bene, si incontrano e hanno motivo di fermarsi, crescono anche la vitalità economica, il commercio di prossimità e l’attrattività del territorio. Friburgo rappresenta un’occasione per osservare modelli maturi e capire cosa possiamo riportare, adattandolo, nelle nostre città".
Ed in effetti, tra gli obiettivi di OASI, vi è la costruzione di una rete tra parchi veneti, capace di condividere pratiche, strumenti, format ed esperienze di governance collaborativa. Il progetto prevede anche soluzioni digitali, strumenti di wayfinding accessibile, sistemi di monitoraggio, micro-infrastrutture per attività culturali e ricreative, gamification e percorsi tematici interattivi, con l’obiettivo di connettere maggiormente città e natura.
"La sfida, in fondo, è semplice - conclude Serraglio -. Magari più semplice da formulare che da realizzare, ma fare del verde urbano non il residuo della città costruita, ma uno dei luoghi nei quali la città futura prende forma, direi che è un bel messaggio per il futuro!"

