Attualità di Redazione , 01/10/2026 14:40

Casa, proposta di UPPI: "Cedolare secca al 10% in tutti i comuni per sbloccare immobili sfitti"

Silvio Barbiero
Silvio Barbiero

Estendere l’aliquota della cedolare secca agevolata al 10% per i contratti a canone concordato a tutto il territorio nazionale, superando una volta per tutte le discriminazioni geografiche che penalizzano i proprietari e i locatari dei Comuni minori. È questa la proposta di riforma fiscale lanciata con forza da Silvio Barbiero, Presidente di UPPI Padova e Presidente Vicario di UPPI Nazionale (Unione Piccoli Proprietari Immobiliari), per rispondere alla crisi del mercato locativo e dare nuova linfa ai territori.

Attualmente, l’agevolazione fiscale della cedolare secca al 10% è riservata esclusivamente ai Comuni classificati ad alta tensione abitativa in una delibera del CIPE che risale agli anni ‘90. La stessa aliquota ridotta si applica anche ai Comuni per i quali sia stato deliberato lo stato di emergenza a seguito del verificarsi di calamità naturali, limitatamente al quinquennio antecedente al 28 maggio 2014 (ovvero il periodo 2009-2014), oltre che in specifiche aree colpite da successivi eventi sismici. Nei restanti centri del Paese, invece, l’aliquota sale ordinariamente al 21%, raddoppiando di fatto il carico fiscale sui contratti concordati.

“Il paradosso principale – spiega il Presidente Silvio Barbiero – risiede nel fatto che l’attribuzione della fiscalità agevolata si basa su elenchi di località risalenti a diversi decenni fa. Si tratta di mappature del tutto anacronistiche, che non tengono in alcun modo conto delle profonde dinamiche locative sviluppatesi negli ultimi anni, come l'esplosione dei flussi universitari fuori sede, il turismo di massa, il decentramento produttivo o la nascita di nuovi poli logistici. Oggi molti Comuni esclusi da quelle vecchie tabelle vivono tensioni abitative persino superiori a quelle dei grandi capoluoghi”.

Secondo i vertici dell'associazione, questa asimmetria normativa produce due effetti perversi: da un lato frena i proprietari dei piccoli centri dal rimettere sul mercato gli immobili, preferendo lasciarli sfitti a causa di una fiscalità opprimente; dall'altro accelera lo spopolamento delle aree interne e dei piccoli Comuni, proprio ora che lo smart working e il decentramento offrirebbero nuove opportunità di rigenerazione.

L'estensione della cedolare al 10% su scala nazionale agirebbe come potente incentivo economico. Spingerebbe i proprietari a utilizzare i contratti a canone concordato, immettendo sul mercato migliaia di appartamenti oggi inutilizzati e offrendo affitti calmierati a famiglie, lavoratori e studenti.
Una misura che, dati alla mano, non penalizzerebbe il gettito erariale. “La cedolare secca ha storicamente dimostrato una straordinaria capacità di emersione del sommerso – conclude Silvio Barbiero. – Il minor introito teorico per singolo contratto verrebbe ampiamente compensato dalla nascita di nuovi contratti prima inesistenti, cioè dal passaggio degli immobili da sfitti a locati. Si registrerebbe un incremento della base imponibile in grado di garantire l'invarianza del gettito per lo Stato, se non addirittura un suo consolidamento. Chiediamo al legislatore di superare la logica dell'emergenza e di riconoscere alla proprietà immobiliare diffusa il ruolo di pilastro sociale ed economico del Paese”.