VIDEO | 2 agosto 1980, ore 10,25: nella strage di Bologna morirono anche due padovane
Ore 10.25. Da 46 anni, l’orologio della stazione di Bologna è fermo a quel momento, a quel 2 agosto, quando il tempo si è spezzato insieme alla vita di 85 persone. Tra loro, anche una mamma e sua figlia, partite da Padova. Un viaggio come tanti, una giornata d’estate, valigie piene di vestiti e della voglia di raggiungere una meta dove trascorrere le vacanze. Attimi normali, che in un istante si sono trasformati in un ricordo confinato nel passato.
Poi il boato.
Un’esplosione devastante squarcia la sala d’aspetto di seconda classe della stazione. Il soffitto crolla, il fumo rende l’aria irrespirabile, le urla coprono ogni altro rumore. In pochi secondi quel luogo pieno di saluti e di partenza diventa un inferno di macerie, povere e silenzi. Un attentato di matrice neofascista. In quel caos perdono la vita anche Anna Maria Salvagnini, professoressa di 51 anni, morta sul colpo, e sua figlia Marina Antonella Trolese, 16enne, deceduta dopo alcuni giorni di agonia in ospedale. Con loro altri due figli, rimasti feriti nell’esplosione. Erano di Sant’Angelo di Piove di Sacco. Chi era presente quel giorno racconta scene impossibili da dimenticare: i soccorsi improvvisati, i tassisti che trasformarono le auto in ambulanze, i cittadini che scavavano tra le macerie a mani nude con la speranza di portare in salvo qualcuno. Ogni vittima aveva un nome, una storia, un futuro.
Dopo 46 anni, Bologna ancora si ferma: un minuto di silenzio, nel ricordo di persone comuni, madri, figli, studenti, lavoratori, viaggiatori, che stavano semplicemente vivendo la loro vita. Ogni anno, alle 10.25, il silenzio torna a riempire la stazione di Bologna per ricordare storie, persone, il cui ultimo viaggio non deve essere dimenticato.

