Attualità di Redazione , 09/07/2026 9:42

Trombosi, una nuova piattaforma decifra mutazioni genetiche trombina. La ricerca dell'Unipd

professoressa Laura Acquasaliente
Professoressa Laura Acquasaliente

Una nuova piattaforma sperimentale in grado di decifrare le mutazioni della trombina, collegando una singola variazione genetica al reale rischio individuale di sviluppare una trombosi, è stata messa a punto da un team di ricerca dell'Università di Padova. L'obiettivo è aprire a nuove vie di diagnosi e cura personalizzate.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Journal of Thrombosis and Haemostasis, è stato coordinato dal professor De Filippis (dipartimento di scienze del farmaco) e dal professor Paolo Simioni (Direttore del dipartimento di medicina e dell'Uoc Clinica Medica 1 dell'Azienda Ospedale-Università di Padova). La ricerca si è concentrata sulla variante genetica "Protrombina Padova 2", una mutazione identificata per la prima volta proprio a Padova in pazienti affetti da tromboembolismo venoso, chiarendone i meccanismi molecolari finora non conosciuti. Gli scienziati hanno dimostrato che la mutazione altera l'equilibrio della trombina: la proteina continua a favorire la coagulazione del sangue ma perde la sua capacità naturale di bloccarla quando è eccessiva, generando così uno squilibrio che porta alla formazione dei trombi. L'aspetto più innovativo è lo sviluppo della piattaforma che unisce biochimica, biologia strutturale e modellistica molecolare per analizzare il comportamento delle proteine.

“Abbiamo dimostrato che la mutazione modifica profondamente il comportamento della trombina, una delle proteine centrali del sistema della coagulazione - spiega la professoressa Laura Acquasaliente, prima autrice dello studio -. In condizioni normali la trombina svolge una duplice funzione: favorisce la formazione del coagulo quando è necessario arrestare un’emorragia, ma attiva anche sofisticati meccanismi di controllo che impediscono una coagulazione eccessiva. La variante Protrombina Padova 2 compromette entrambe queste attività, ma soprattutto riduce in misura molto più marcata la funzione anticoagulante della proteina, determinando uno squilibrio che favorisce la formazione di trombi”.

“La medicina di precisione richiede non solo di conoscere il DNA di un paziente, ma soprattutto di comprendere come una determinata mutazione alteri la funzione delle proteine - spiega il professor Paolo Simioni -. La piattaforma che è stata sviluppata rappresenta uno strumento innovativo per interpretare le varianti genetiche della trombina e, potenzialmente, di molte altre proteine della coagulazione. Questo consentirà di migliorare la diagnosi, definire con maggiore accuratezza il rischio trombotico individuale e orientare scelte terapeutiche sempre più personalizzate, efficaci e sicure”.