Salute dell'acqua dei fiumi, Legambiente chiede la bonifica del Fratta Gorzone

Nella penultima tappa della campagna itinerante "Operazione fiumi - Esplorare per custodire" di Legambiente Veneto, con il supporto di Arpav, si torna a monitorare il Fratta Gorzone. L'iniziativa si propone di scattare una fotografia dello stato di salute dei fiumi veneti, attraverso campionamenti puntuali da analizzare sul fronte escherichia coli, glifosate e Pfas. Nella prima restituzione che si è tenuta oggi a Cologna Veneta alla presenza dell'assessore regionale all'ambiente, Elisa Venturini, Legambiente ha chiesto un tavolo di progettazione partecipata per la bonifica del Fratta Gorzone e l'istituzione di una struttura commissariale. Legambiente riporta infatti segnali incoraggianti sul fronte della depurazione microbiologica, mentre permangono le storiche contaminazioni croniche da cromo e Pfas.
Il Fratta Gorzone è stato mappato in tre punti: nel Veronese a Cologna Veneta, nel Padovano a Vighizzolo d'Este e infine a Cavarzere nel veneziano. Le analisi di Arpav hanno rilevato che in nessuno dei tre punti monitorati sono state riscontrate concentrazioni elevate di batteri fecali, i valori rilevati sono tutti al di sotto del valore guida di riferimento. "Anche se i dati della nostra campagna, ad oggi limitati alla verifica dell'assenza di contaminazione fecale, sono positivi, è evidente che servono ancora importanti sforzi per arrivare a condizioni accettabili", dichiara Giulia Bacchiega, portavoce della campagna.
"Sia dal punto di vista ambientale che della salute umana, in considerazione degli utilizzi delle acque del fiume. Il carico elevato di nutrienti, o valori insufficienti degli indicatori biologici e la presenza di cromo e Pfas residui dal settore conciario, ci dicono che la pressione industriale è ancora eccessiva e la depurazione non soddisfacente, considerata anche la vicenda della grave contaminazione da Pfas provocata dall'ex sito produttivo Miteni di Trissino"

