Attualità di Redazione , 30/04/2026 10:22

Beata Eustochio: si apre la fase diocesana per la causa di canonizzazione

Beata Eustochio
Beata Eustochio

Sabato 9 maggio 2026, alle ore 11.00 in Basilica Cattedrale di Padova, dove è conservato il corpo della Beata Eustochio, al secolo Lucrezia Bellini, verrà avviata l’inchiesta diocesana per la causa di canonizzazione della beata nata a Padova nel 1444 e morta nel monastero benedettino di San Prosdocimo nel 1469, dopo una vita che ha suscitato fin da subito interesse e dibattito, ma che è stata accompagnata fin da subito da una forte venerazione.

Lo scorso ottobre è stato pubblicato il volume “Beata Eustochio. Storia e attualità di Lucrezia Bellini (1444-1469)”, curato dal benedettino Christian Gabrieli, postulatore diocesano della causa di canonizzazione. Testo che traccia la biografia dopo un accurato lavoro di raccolta di fonti manoscritte, cronache processuali e testimonianze archivistiche, per ricostruire con oggettività la vita e gli eventi straordinari legati alla vita di questa monaca, di cui ora si riapre la causa di canonizzazione.
Il volume, con la prefazione del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità, e la presentazione del vescovo di Padova mons. Claudio Cipolla, rappresentava un ulteriore tassello nel percorso che porta ora alla riapertura della causa di canonizzazione.

Durante la mattinata di sabato 9 maggio in Cattedrale a Padova ci sarà una liturgia della Parola, seguita dall’intervento del vescovo Claudio Cipolla, quindi presteranno giuramento: il vescovo di Padova, che dopo aver valutato la devozione verso la beata Eustochio e individuato un postulatore e un vice-postulatore, ha formalmente iniziato l’iter della causa di canonizzazione; il tribunale ecclesiastico che seguirà la fase diocesana (costituito da mons. Tiziano Vanzetto, delegato episcopale; mons. Antonio Oriente, promotore di giustizia; dott.ssa Cristina Pallaro, notaio, Maria Rocca, notaio aggiunto). Infine giureranno il postulatore diocesano d. Christian Gabrieli, osb e il vicepostulatore, prof.ssa Giovanna Alchini.

L’apertura di questa fase diocesana comporterà la raccolta di testimonianze sulla fama di santità, sulla devozione e sul culto attuale goduto dalla beata.

NOTE BIOGRAFICHE DELLA BEATA EUSTOCHIO La Beata Eustochio è nata in un giorno imprecisato del 1444 a Padova, figlia illegittima di Maddalena Cavalcabò (monaca del monastero di San Prosdocimo nella stessa città) e di Bartolomeo Bellini.
Bambina dotata di una particolare bellezza e di bel portamento fin dall’età di quattro anni manifesta atteggiamenti singolari che, dopo aver compiuto vari esorcismi con la prassi ecclesiastica dell’epoca, i suoi contemporanei valutano come presunta possessione demoniaca, ma è anche frutto di un clima in famiglia di odio verso di lei; infatti la matrigna, che mal vedeva Lucrezia a causa del tradimento del marito, soffriva la sua presenza in casa e in ogni occasione la maltrattava a volte anche fisicamente.
Lucrezia viene consegnata nello stesso monastero di San Prosdocimo dal padre nel 1451, per esercitarla nei “lavori donneschi” in educandato, ma il monastero continuava la sua vita quotidiana in un clima di libertinaggio. A seguito dell’uccisione della badessa che stava cercando di rimettere ordine nel monastero il vescovo di Padova, mons. Jacopo Zeno, istruisce un processo per valutare la situazione e operare interventi adeguati a San Prosdocimo, per ristabilire la giusta condotta monastica.
Molte monache scappano via e Lucrezia, che aveva 16 anni, decide di rimanere in monastero e diventare monaca con il nome di Eustochio. Viene nominata una nuova badessa, Giustina De Lazzara, e arrivano nuove monache. Ma anche la vita monastica di Eustochio è caratterizzata da costanti avversioni nei suoi confronti. Riconosciuta dai contemporanei come visitata frequentemente dalle forze del male, Eustochio è riuscita a vincere ogni sorta di avversione con la pazienza, la speranza, la carità verso tutti e per una non comune fede in Dio. Ora si apre la sua causa di canonizzazione, dopo la sua beatificazione equipollente (ossia attraverso il riconoscimento e la conferma del culto da parte del papa) nel 1760, da parte di papa Clemente XIII.