Crisi mediorientale, Boschetto (Confartigianato): pmi preoccupate per export e costi energia

La crisi in Medio Oriente espone il Veneto a rischi concreti su export ed energia: 2 miliardi di vendite nell’area (3,4% del totale regionale).
L'Ufficio Studi di Confartigianato Imprese ha stimato che il Veneto è quarto in Italia per esposizione all’area di crisi (3 miliardi di euro, 12,2% dell’export italiano nell’area). Preoccupazione è espressa da Confartigianato Imprese Veneto anche sul fronte dei costi energetici: le PMI con consumi sotto i 2.000 MWh già pagano l’elettricità 5,4 miliardi in più rispetto alla media europea: ulteriori tensioni potrebbero raddoppiare i costi vivi di produzione.
Boschetto (Confartigianato Veneto): “L’escalation del conflitto e la chiusura dello Stretto di Hormuz mettono sotto pressione scambi, filiere e costi produttivi. In gioco quasi 2 miliardi di export veneto verso l’area e un sistema di micro e piccole imprese già penalizzato da un gap energetico di 5,4 miliardi rispetto alla media UE. Il Veneto quarto in Italia per esposizione all’area di crisi”
«Non possiamo restare indifferenti di fronte alla drammatica escalation di violenza che coinvolge il Medio Oriente e altre aree del mondo. Il nostro primo pensiero va alle vittime innocenti e alle loro famiglie, colpite da una spirale di conflitti che sembra non voler trovare soluzione». Con queste parole Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto, esprime la forte preoccupazione per il deterioramento del quadro geopolitico internazionale, aggravato dal conflitto che coinvolge l’Iran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio mondiale di energia e merci.
«Le tensioni in atto – prosegue Boschetto – non rappresentano solo una tragedia umana e sociale, ma costituiscono una minaccia concreta per la stabilità economica globale e per il nostro tessuto produttivo fatto di micro e piccole imprese. Anche il Veneto, seppur geograficamente distante, rischia di subire duri contraccolpi sia sul fronte dell’export sia su quello dei costi energetici».
Secondo il focus sull’export veneto verso il Medio Oriente realizzato a dicembre dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Veneto su dati ISTAT, le vendite di beni e servizi verso Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Israele, Qatar, Kuwait e Iran ammontano a quasi 2 miliardi di euro, pari al 3,4% del totale esportato dalla regione.
Il dato segna un aumento del +3,1% rispetto ai primi nove mesi del 2024, crescita però interamente attribuibile agli Emirati Arabi Uniti, che negli ultimi due anni hanno quasi doppiato il proprio mercato con il Veneto (+42,3%), diventando una rotta strategica – in particolare quella di Dubai – per la diversificazione dei mercati dell’artigianato veneto. Negli Emirati il Veneto esporta soprattutto gioielli e bigiotteria, occhialeria, forniture mediche, mobili (portesi), macchinari e apparecchiature . (Vedi tabella)
Tutti gli altri Paesi dell’area risultano in calo, con un crollo dell’export verso l’Iran del -51% nell’ultimo anno.
Nei primi nove mesi del 2025 l’export manifatturiero veneto ha raggiunto i 57,3 miliardi di euro, pari al 12,6% del totale nazionale, confermando la terza posizione nel ranking italiano. Nel 2025 le vendite del Made in Italy in 26 mercati extra-USA sono cresciute del +5,1%, con performance particolarmente positive proprio negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita e in altri mercati europei.
Secondo uno studio condotto da Confartigianato Imprese a livello nazionale lo scorso anno il Veneto si colloca al quarto posto in Italia per esposizione dell’export alla crisi mediorientale, con vendite nell’area pari al 2,02% del valore aggiunto regionale (3 miliardi di euro, il 12,2% delle vendite italiane nell’area). Davanti si collocano Toscana (2,95%, pari a 3,1 miliardi), Piemonte (2,09%, 2,6 miliardi) ed Emilia-Romagna (2,07%, 3,1 miliardi).
Lo stesso studio attesta che per il Made in Italy, i principali mercati del Medio Oriente restano Emirati Arabi Uniti (8,4 miliardi di euro), Arabia Saudita (6,4 miliardi), Israele (3,4 miliardi), Qatar (2,3 miliardi), Kuwait (1,6 miliardi) e Libano (0,8 miliardi). Un terzo dell’export italiano nell’area del Vicino Oriente e Nord Africa – pari a 20,3 miliardi di euro – è prodotto in settori a maggiore vocazione di micro e piccola impresa.
Oltre al rischio di un rallentamento delle esportazioni, preoccupa l’effetto sui costi energetici. «Le nostre imprese – sottolinea Boschetto – già oggi pagano l’energia elettrica 5,4 miliardi di euro in più all’anno rispetto alla media europea per i consumi inferiori a 2.000 MWh. Un’ulteriore impennata dei prezzi legata alla crisi energetica internazionale potrebbe tradursi in un raddoppio dei costi vivi di produzione, con effetti devastanti sulla competitività».
L’Italia presenta una elevata dipendenza energetica dalle aree maggiormente interessate dai conflitti, con un import per petrolio greggio e raffinato e gas naturale che nel 2025 ammonta a 27,6 miliardi di euro, rappresentando il 40,7% degli acquisti di energia dall’estero. Si tratta di una dipendenza elevata, ma in discesa (era del 64,0% nel 2021) a seguito del taglio delle forniture di gas e petrolio russo.

