L’innovazione del geomaterasso per rigenerare vecchie condotte irrigue in cemento a Castelbaldo

C’è un’immagine che sta incuriosendo chi passa lungo le canaline per l’irrigazione di Castelbaldo, lungo la strada che va a Begosso, nel veronese: operai che stendono quello che sembra un enorme "piumone da letto" sul fondo delle canaline di cemento. Non si tratta di un’esercitazione bizzarra, ma di una delle innovazioni più interessanti adottate per ammodernare la rete irrigua del territorio, affrontando il peso di quasi un secolo di storia.
Le condotte oggetto dell’intervento risalgono infatti agli anni ’30 del Novecento. Dopo quasi cento anni di onorato servizio, queste strutture in cemento mostrano i segni del tempo: crepe e fessurazioni causano perdite d'acqua consistenti, rappresentando una sfida critica per un'agricoltura che deve fare i conti con estati sempre più siccitose. A peggiorare la situazione è l'usura naturale: per decenni, le pulizie periodiche dei fondali effettuate con gli escavatori hanno inevitabilmente "rosicchiato" lo spessore delle sponde, riducendone progressivamente la tenuta e l'efficienza.
Fino a ieri, riparare queste condotte era un’impresa piuttosto complessa. L'intervento tradizionale prevedeva la demolizione integrale delle vecchie lastre di cemento armato, la rimozione delle macerie e la successiva ricostruzione da zero. Questa procedura richiedeva l’impiego di ditte esterne specializzate per realizzare i getti di cemento e montare le ingombranti impalcature in legno, le cosiddette casseforme, necessarie per dare la forma alle pareti e modellare a mano il fondo del canale. Il risultato di tale complessità era evidente nei tempi di cantiere: per sistemare appena 150 metri di condotta erano necessarie almeno tre settimane di lavoro intenso.
Oggi la svolta arriva da un materiale innovativo chiamato “geomaterasso” in calcestruzzo. La tecnologia si basa su due strati di un robusto tessuto speciale in polipropilene, uniti tra loro da migliaia di filamenti interni che creano delle celle vuote, del tutto simili alla struttura di un piumone da letto. La posa è sbalorditiva per semplicità: il sacco vuoto viene srotolato e steso sopra la vecchia canalina, adattandosi come un guanto a ogni curva e irregolarità del terreno. Successivamente, al suo interno viene iniettato un cemento fluido; in questo modo il tessuto stesso funge da stampo, eliminando la necessità di sostegni o strutture in legno. Una volta asciutto, il "piumone" si trasforma in una lastra di cemento armata esternamente dal tessuto, diventando impermeabile e durissima.
I vantaggi di questa innovazione si riflettono direttamente su tempi, costi e ambiente. I numeri parlano chiaro: lo stesso intervento di 150 metri che prima richiedeva 21 giorni, oggi si completa in soli 3 giorni. Un risparmio di tempo del 90% che permette di intervenire con estrema tempestività sul territorio. Inoltre, la semplicità della posa consente al personale consortile di gestire direttamente i lavori, riducendo drasticamente i costi d’appalto e le procedure esterne.
L'ultimo intervento di 180 metri realizzato a Castelbaldo ha richiesto un investimento di circa 64.800 euro, una spesa che trova giustificazione immediata nell'efficienza del servizio agricolo. Il ricorso a questi nuovi interventi permette infatti di azzerare le perdite lungo il tragitto, garantendo che la risorsa pompata – il cui costo energetico grava direttamente sulla comunità – arrivi interamente a destinazione nei campi.

