VIDEO | Orfani di femminicidio. Il testimone Giuseppe Delmonte: "Ritrovare la luce si può"
“Ritrovare la luce dopo il blackout si può”, la testimonianza di Giuseppe Delmonte: suo padre uccise Olga, sua madre, nel ‘97 a colpi d’ascia. A Padova gli psicologi del Veneto fanno rete per aiutare a rielaborare un doppio lutto e ricostruire una identità per le vittime indirette dei femminicidi: i figli.
Giuseppe, oggi presidente dell’Associazione Olga, dedicata alla madre uccisa in provincia Varese dal suo ex marito, padre di Giuseppe. Lo intervistiamo in un prato di margherite, “Margherita era il secondo nome di mia madre”, dice.
Una testimonianza difficile, forte, fondamentale, per aiutare le vittime indirette dei femminicidi: i figli, bambini o ragazzi che devono sopravvivere ad un lutto doppio: della madre e del padre, che spesso vuole uccidere anche loro.
Gli psicologi del Veneto fanno il punto all’Oic della Mandria, a Padova, per aiutare queste persone a ricostruirsi un’identità e assicurare loro il diritto all’oblio, lontano da etichette.
Il governo sta facendo molto, la commissione femminicidio pensa ad aiutare anche concretamente i nonni, spesso materni, che devono crescere i nipoti senza le loro figlie. “C'è un fondo a cui accedere”, spiega l'on. Martina Semenzato, presidente della commissione femminicidio del Senato.

