VIDEO | "Anch'io sono un uomo": in centinaia per la Via Crucis al Due Palazzi
Non è stata solo una processione, né soltanto un rito religioso. La Via Crucis che giovedì sera ha attraversato gli spazi attorno al carcere Due Palazzi si è trasformata in un cammino simbolico con protagonista una domanda: chi resta davvero fuori dalla comunità?
“Anch’io sono un uomo” è il tema scelto per quest’anno. Una frase semplice che non parla dei detenuti, ma dà loro voce. Non chiede pietà, ma riconoscimento.
Il percorso, presieduto dal vescovo Claudio Cipolla, ha unito luoghi e storie: dall’esterno della Casa di Reclusione fino alla parrocchia di Montà. Cinque stazioni, cinque tappe che non hanno raccontato solo la Passione di Cristo, ma anche quella di chi vive la detenzione.
Un cammino che prova a spezzare le distanze, perché il carcere non è un mondo separato, ma parte della città.
Escludere i detenuti significa, in qualche modo, escludere una parte della cittadinanza. Il carcere non è fuori dalla città, ma dentro, ed ignorarlo non lo rende meno reale, solo meno umano. Ed è questo che voleva sottolineare la via Crucis: riconoscere, anche se dietro le sbarre, chi ha ancora il diritto di essere ascoltato.

