Attualità di MT , 19/03/2026 13:08

Giada Zanola, la verità dell'imputato Andrea Favero al processo

La nuova foto di Giada Zanola sul cavalcavia di Vigonza

“Non ho ucciso io Giada, sì è buttata da sola giù dal cavalcavia dopo una lite che abbiamo avuto proprio lì”. Un punto che i due avrebbero raggiunto insieme, a bordo dell’auto della donna, versione confermata dal gps della macchina e anche dalle telecamere della zona che secondo quanto riferito dagli agenti della Polstrada hanno ripreso i fari di un’auto ferma tra le 3.24 e le 3.25. Due minuti più tardi il primo di una serie di mezzi ha investito Giada. 

Dal luogo della tragedia, la ricostruzione dei fatti, il giorno dopo un’udienza fiume in tribunale a Padova in cui Favero ha parlato per oltre 5 ore rispondendo alle domande dei giudici e degli avvocanti fornendo la sua verità.

Era la notte del 29 maggio 2024 quando Giada Zanola, 33 enne, all’epoca madre di un bimbo di 2 annI, morì - drogata - investita da più mezzi in autostrada, direzione Venezia, in una scia di sangue, dolore e domande. 

Il cavalcavia di Vigonza sulla A4 sta a 700 metri dalla casa di via Prati dove i due, pur separati, convivevano con il figlioletto. Abitazione ora sotto sequestro.

Nell’udienza del processo contro Andrea Favero, 40enne in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato, la versione dell’uomo. La lite iniziata a casa, lei che si allontana da sola a piedi, lui che la raggiunge in auto, la fa salire, la discussione che continua finché su quel punto del cavalcavia lei scende e lui decide di tornare a casa dal piccolo rimasto solo e con la febbre. “L’ho lasciata lì, viva, e poi non so cosa sia successo. Dubito però si sia tolta la vita”, ha detto l’ex compagno. 

Presenti davanti alla corte d’assise anche 3 zie e la cugina di Favero a dire che bravo padre fosse.

Resta da capire se una madre avrebbe lasciato il suo bambino da solo a casa per scappare dal pericolo di lui. Il processo per omicidio continua.