Attualità di Redazione , 17/10/2025 14:01

Funerali di Stato dei carabinieri uccisi in corso nella Basilica di Santa Giustina: la diretta

feretri
Funerali di Stato a Santa Giustina

ORE 18:05 Le bare dei carabinieri lasciano la Basilica di Santa Giustina tra la commozione e gli applausi dei presenti. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella saluta i parenti dei tre militari uccisi a Castel d'Azzano.

ORE 17:57 I feretri dei tre carabinieri si spostano sul sagrato della Basilica di Santa Giustina. Riecheggia “l'Onore ai caduti”.

ORE 17:43: Commosso l'intervento del Ministro della Difesa, Guido Crosetto:"Grazie a tutti i carabinieri. Sono giorni che nessuno vorrebbe mai vivere. Tre carabinieri, tre soldati, tre servitori dello Stato. Nulla potrà riempire il vuoto lasciato. Il nome di chi è morto per la patria è scritto nella roccia".

ORE 17:30 “Grazie per la presenza alle cariche dello Stato. Mio fratello Marco, Valerio e Davide hanno perso la vita per servire lo Stato e i cittadini. Uomini di onore. Grazie all'Arma per essere una grande famiglia, grazie a mio fratello ne faccio parte anche io. Marco, Valerio e Davide il vostro ricordo e sacrificio sarà sempre vivo nei nostri cuori. Addio Marco, ti vogliamo tanto bene. I tuoi cari” ha detto Andrea Pifferi, fratello di Marco.

ORE 17:28 “Ho avuto il privilegio di chiamare papà una persona che si è sacrificata per il lavoro e il dovere, al servizio e all'amore. Ha scelto una strada fatta di coraggio, sacrificio. Per lui era importante il senso di responsabilità, sempre presente in lui insieme alla pacatezza queste sono le qualità che ha sempre cercato di trasmettermi e anche se questa tragedia me lo ha strappato voglio credere che queste sue qualità continuino a parlarmi nel silenzio mentre onorerò la sua memoria. Grazie per commemorarlo, è un conforto" le parole di Christian Daprà, figlio di Valerio.

ORE 17:25 “Davide non ricordo l'ultima volta che ti ho preso in braccio e non sapevo che fosse l'ultima. Sei diventato quello che desideravi, un carabiniere d'Italia Hai potuto realizzare uno dei più grandi amori della tua vita, ho ricevuto molte testimonianze del tuo essere persona e carabiniere, un figlio meraviglioso per noi e un fratello speciale. Eri limpido, sincero, generoso e pronto ad aiutare. Un tuo collega ci ha scritto: eri un'anima gentile di quelle che non si trovano più. Sarai sempre nei nostri cuori” ha detto Fredile, papà di Davide Bernardello. 

ORE 17:00 In Prato della Valle continuano ad arrivare persone per omaggiare i tre militari uccisi a Castel d'Azzano. 

ORE 16:45 Finita l'omelia di monsignor Gian Franco Saba. Queste le sue parole: 
"A voi cari familiari di Marco, Valerio e Davide, l’abbraccio di tutti e la preghiera unanime. E a tutti coloro che sono stati dolorosamente coinvolti e feriti nel tragico evento, da questa casa di preghiera un saluto carico di affetto, vicinanza e di affidamento. 
L’ evangelista Giovanni sottolinea che, mentre Gesù celebra la Pasqua, ci presenta uno dei momenti più duri e dolorosi vissuto dai suoi discepoli: il suo discorso di addio. Duro, doloroso e umanamente incomprensibile è il drammatico evento che ha provocato la morte di Marco, Valerio e Davide, e il ferimento di tanti operatori in servizio. Anche noi nell’Eucaristia, Mistero della Pasqua, ricerchiamo luce di consolazione, di fede e di speranza. Dalla mensa della Parola e dell’Eucaristia, il Signore Risorto continua a dirci: “Non sia turbato il vostro cuore”, Egli ci insegna a vivere il trauma dell’addio. La pagina evangelica, ci riporta alla casa dell’Ultima Cena, dove anche Gesù sperimenta la tristezza del tradimento e della morte. Tutti sono tristi e percepiscono che qualcosa di terribile sarebbe accaduto: la separazione segnata da violenza e scelte oscure. Gesù si trova nello spazio dedicato all’amore, alle relazioni, al mutuo sostegno. Egli è con i discepoli nella sala di una casa destinata alla convivialità. In quella casa Gesù aveva spezzato il pane e lavato i piedi, compiendo il gesto sponsale dell’incontro tra Dio e l’uomo. In quello stesso luogo Egli rivela che Dio scende negli abissi della morte per redimerlo con l’amore. Parla ai discepoli stravolti e sgomenti. Gesù sperimenta l’abisso del male e dell’iniquità; assapora il boccone amaro del serpente antico che oppose la creatura a Dio e le creature tra loro. È il mistero dell’iniquità che Gesù manifesta ai suoi: “Colui che mangia il mio pane ha levato contro di me il suo calcagno”. 
Gesù non nasconde il dolore lancinante: è il lamento di un uomo ferito dal suo simile, da un amico in cui confidava. Redime così il dramma dell’uomo che, da amico, diventa aggressore del proprio fratello. Il gesto dell’«alzare il calcagno» è l’atto minaccioso di chi intende calpestare. Esso esprime l’impulso violento di chi eccita il proprio cavallo col tallone per fargli calpestare il suo simile. Gesù ha toccato con mano cosa significhi rompere con violenza la convivialità umana. Sempre più il nostro mondo è spezzato in ciò che ha di più profondamente umano: la capacità di relazioni nelle quali gli esseri umani non si uniscono semplicemente per collaborare, per fare delle cose insieme, ma per celebrare la loro unità, il loro amore, la loro appartenenza; per celebrare nel quotidiano l’impegno per il bene comune. Il turbamento profondo che Gesù legge nel cuore dei discepoli è la paura dell’abbandono. Sente forte questa angoscia e la esplicita attraverso una rassicurazione che consola anche noi, in particolare i familiari di Marco, Valerio e Davide: “Non sia turbato il vostro cuore, vado a prepararvi un posto”. Gesù annunciava ai suoi discepoli, e oggi anche a noi, che la separazione sarà solo temporanea, che il dolore si trasformerà in gioia e la morte in vita. Egli sa che lo strappo è un dolore lacerante, e per questo entra nel tumulto del cuore per raccoglierne lo smarrimento, i venti della tempesta prodotta dal male. 
Vogliamo pensare che in quel tragico momento per Marco, Valerio e Davide si sono rese vive le parole di Gesù: “Verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi”. Il Signore torna ogni volta che qualcuno di noi è in cammino per lasciare questo mondo. “Verrò e vi prenderò”. Sono le parole del Cristo Risorto: verrà, ci prenderà per mano e ci porterà con sé. 
Nel suo discorso di addio, Gesù indica nell’amore e nel servizio la vera vittoria, la vera gloria, il vero esito vittorioso della sua vita. Servire i fratelli, tutelare il bene comune, significa partecipare all’edificazione dei valori del Regno.“Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore”.
Raggiungendo il vertice dell’amore sulla croce, Gesù “proclama che la vita raggiunge il suo centro, il suo senso e la sua pienezza quando viene donata”. Dio è Padre e, in Gesù, serve l’uomo. Gesù testimonia che servire è proprio di Dio.
I nostri fratelli Marco, Valerio e Davide, hanno seguito la via del servizio per il bene comune. Nel loro incontro con Cristo si saranno specchiati in Lui vedendo così che il volto bello dell’umanità sta nel servire il prossimo, nel promuovere il bene che edifica. La casa del cenacolo era piena di ferite, di deboli e di fragili, di tenebra e di morte; da quest’atmosfera Gesù esce apparentemente sconfitto, e chi lo seguiva sperimenta lo smarrimento e il tormento del dramma. Ma da quel luogo di morte Gesù irradia la luce dell’amore, infonde la forza dell’amore totale, accende la luce della speranza aprendo un nuovo orizzonte: “Nella casa del Padre mio ci sono molti posti... quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi”.

ORE 16:15 Tutta la comunità locale si sta stringendo attorno a Marco Piffari, Davide Bernardello e Valerio Daprà. In basilica sono presenti anche i 27 colleghi feriti nell'esplosione di Castel d'Azzano. Le tre bare sonno avvolte nel tricolore e su ognuna c'è una foto.
Volti rigati, mascelle serrate. E' palpabile la commozione. 

ORE 16:10 Iniziata la cerimonia funebre celebrata da monsignor Gian Franco Saba, Ordinario Militare per l’Italia. Concelebrano Mons. Claudio Cipolla, Vescovo di Padova come 1° concelebrante, Mons. Domenico Pompili, Vescovo di Verona come 2° concelebrante.
Dal pulpito le letture delle colleghe dei carabinieri uccisi.

ORE 16:00 Un lungo applauso ha accolto l'arrivo dei feretri dei tre carabinieri morti sul sagrato della Basilica di Santa Giustina. Le tre vetture con i feretri si sono allineate davanti alla chiesa e ne sono uscite le bare, con la gente che nel frattempo ha taciuto in un silenzio commosso. Poi i tre feretri sono stati condotti alla chiesa mentre la banda ha intonato la marcia funebre. Applausi scroscianti non appena le bare vengono sollevate per fare ingresso in basilica. 
Lo stesso capo dello Stato, Sergio Mattarella, arrivando in basilica, è voluto andare a portare il suo abbraccio immediato ai familiari dei tre uomini dell'Arma.

In corso i Funerali di Stato dei tre carabinieri morti nella tragedia di Castel d'Azzano nella Basilica di Santa Giustina: chiesa gremita e imponenti misure di sicurezza. Migliaia di persone in Prato della Valle per seguire la commovente cerimonia funebre.
Presenti le più alte cariche dello Stato: dalla Premier, Giorgia Meloni, al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accompagnato all'interno della Basilica dal primo cittadino di Padova Sergio Giordani, dal governatore del Veneto, Luca Zaia e dal prefetto, Giuseppe Forlenza. Presenti anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa e il presidente della Camera, Lorenzo Fontana. All'interno della Basilica di Santa Giustina, famigliari, colleghi e amici di Valerio Daprà, Marco Piffari e Davide Bernardello. 

I feretri delle vittime sono arrivati puntuali nel sagrato della Basilica. 

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