Luca Favarin non è più "don". L'annuncio sui social: "Nulla di cui vergognarmi" VIDEO
Foto in primo piano, sguardo verso l’orizzonte, in mano la busta della Diocesi con la comunicazione che non è più un ministro di culto cattolico, non è più sacerdote.
L'annuncio lo fa direttamente lui, utilizzando il canale dei social. Scrive Luca Favarin: "Arriva così la comunicazione che dopo venticinque anni termina la mia esperienza come ministro di culto cattolico. Io non ho proprio nulla di cui vergognarmi”.
La rottura tra Luca Favarin e la Chiesa risale allo scorso dicembre: fu lo stesso ormai ex prete dell’accoglienza ad annunciare che la sua strada e quella della Diocesi si separavano perché quest’ultima, pur riconoscendo lo spirito umanitario e solidale che animava il suo operato a sostegno dei migranti, non condivideva il suo metodo, “provava disagio” per il fatto che le sue varie attività in aiuto degli ultimi del mondo avevano carattere imprenditoriale. Da lì la sospensione a divinis, iter concluso oggi con la notifica della definitiva separazione delle due strade.
“Sono profondamente orgoglioso di quello che sto/stiamo facendo e di come esattamente lo facciamo” prosegue il post che Luca Favarin ha voluto condividere spiegando il suo punto di vista attraverso i social. “Ancora per un pochino ogni volta che guarderò una chiesa mi ricorderò di ciò che mi è stato detto: "Quello che tu fai non c'entra niente con noi non c'entra niente con la chiesa". Così saprò ogni volta da che parte girarmi, dove sta la gente. Ma poi anche questo passerà perché non voglio aver tempo se non per il futuro.
E così me ne vado perché quello che faccio è solo quello che io ho capito del vangelo e della vita. Sbaglio? Pazienza.. perseverò nella mia strada ostinato.. E così da giullare di strada come sono me ne vo per le strade degli uomini a continuare a spezzare pani di solidarietà in nome di Dio e dell'umanità. Non a nome della Chiesa? Pazienza. Dormiremo sonni tranquilli lo stesso”.
Parole dure, cui segue anche un rimprovero alla Diocesi per non aver mai voluto, a suo dire, capire come lui tende le mani al prossimo. “In coscienza non voglio avere nulla a che fare con chi, senza essere mai venuto a conoscere e capire, giudica le cose che facciamo come attività imprenditoriali. Questo per rispetto delle centinaia e centinaia di notti passate per strada ad incontrare disgraziati e sfruttati. Tutto questo in Italia si chiamerebbe mobbing e diffamazione. E anche io "ho scelto di guardare più avanti di ciò che vedo. Il mio passato non me lo scordo, non lo rinnego. Colpisci forte, tanto non cado, rimango in piedi…".
Non solo dispiacere e rammarico per quanto successo. Luca Favarin guarda anche al futuro, alla sua seconda vita, che definisce meravigliosa, totalmente diversa ma radicalmente uguale. “Magari poi chissà un giorno avrò pure voglia di un figlio accanto ai tanti arrivati dal mare – conclude - Che straordinaria che è la vita, sempre nuova e affascinante”.

