Attualità di Redazione , 13/07/2023 10:00

"Perdona il mio silenzio", il romanzo di Margherita Verlato VIDEO

"Perdona il mio silenzio", romanzo d'esordio di Margherita Verlato, 34enne docente padovana di lettere si interroga sull'amore e sul peso che una mancata elaborazione del dolore può avere non solo a livello personale ma anche famigliare e generazionale. I segreti di una vita raccontati da una nonna a una nipote.

Il libro è stato presentato in un evento organizzato dal Lions Graticolato Romano con il Presidente Stefano Artuso che spiega che tra gli eventi c'è la volontà di promuovere le eccellenze del territorio e i giovani del territorio.

“Perdona il mio silenzio” è una frase scritta su una cartolina spedita nel 1957 a far scattare l’intuizione di una storia piena di segreti e rimpianti. Libro in parte autobiografico e in parte di fantasia. Emozioni, incertezze, amore, perdita. Ma il tema centrale è la fragilità che caratterizza la protagonista Anna che in modo speculare dialoga con la nonna Adele di 85 anni che le confida il segreto di una vita provando a far pace con sé stessa prima di morire.
Il libro ci racconta di 2 grandi sconfitte perchè entrambe perderanno l’amore ma sapranno convivere con un amore diverso che vive di altri valori. Ricordando che, dopo una perdita, bisogna sempre ricominciare e saperlo fare.

L'AUTRICE Margherita Verlato, 34 anni, docente di Lettere padovana, ha iniziato ad amare le storie fin da bambina, ascoltando soprattutto i racconti orali dei nonni, e ha sviluppato negli anni la passione di raccontarsi e raccontare gli altri attraverso la scrittura. Laureata in Filologia e Letterature Moderne all’Università degli Studi di Padova ha conseguito un primo Master in Mediazione Familiare e un secondo, della durata triennale, in Gestalt Counseling. Ha poi fondato con due colleghe l’Associazione Culturale Piccoli Passi di Counseling che si pone l’obiettivo di diffondere le buone pratiche del counseling in diversi contesti e ha svolto un ruolo operativo di Servizio Civile Nazionale per conto di un’associazione veronese che ha operato nel carcere di Montorio.