Logistica e trasporti in zona industriale: l'effetto domino del conflitto VIDEO
Caro carburante e materie prime come alluminio, acciaio e rame che non si importano più dall’Ucraina. La testimonianza della Viger Trasporti della zona industriale: “Costretti a scaricare i costi sul mercato finale”.
Il caro carburante e il rame schizzato dai 4 ai 12 euro al chilo, l’acciaio inox dai 2,50 agli 8,50 euro al chilo. Ma dall’Ucraina arrivava anche l’alluminio. E dalla Russia il componente essenziale del poliuretano espanso per i sottotetti.
Tutto bloccato e l’effetto domino innescato a livello locale è devastante. Anche perché importare dall’Oriente non solo è costosissimo ma si andrebbe a consegne a fine anno.
Dopo il covid, a Nordest, si aspettavano dinnanzi una pianura da riconquistare e invece la guerra è stata un’altra emergenza internazionale da affrontare.
A dare la dimensione del problema è Federico Galesso, amministratore delegato della Viger Trasporti, azienda padovana leader per trasporti e logistica anche oltre confine. La definisce “una tempesta perfetta”.
Trenta dipendenti e 30 camion che partono ogni giorno dalla zona industriale. Ora, “70mila euro in più al mese solo per il gasolio” – racconta l’ad – e per non chiudere l’unica alternativa è scaricare sul mercato, aumentando le tariffe per il committente che aumenterà a sua volta i costi per il consumatore finale.
Il prossimo anello della catena a saltare sarà l’edilizia, venendo a mancare il materiale per i cantieri. L’orizzonte prospetta una grave crisi che confluirà nell’alimentare. Galesso aggiunge: “In 20 anni di carriera e attività non ho mai vissuto una situazione così complessa e difficile”.
L’amministratore delegato della Viger non crede nell’efficacia dello sciopero degli autotrasportatori, a pensarla come lui – dice – “sono molti imprenditori”. Secondo lui “ci impoveriremo tutti e per salvare le imprese sarà inevitabile ricorrere alla cassa integrazione”.

