Attualità di Redazione , 15/09/2021 8:51

Tutti contro il Prosek croato: Evitare un'altra beffa come quella subìta dal Tocai

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Levata di scudi contro il Prosek e la decisione della Commissione europea di procedere alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue della domanda di registrazione della sua menzione tradizionale. “Una vergogna assoluta” l'ha bollata il presidente del Veneto Luca Zaia, a dir poco allarmato dalla somiglianza dei nomi Prosek e Prosecco: fattore che potrebbe trarre in inganno i consumatori e danneggiare il vino italiano. Protesta anche Coldiretti che ha spiegato come il via libera Ue al prosek croato contraddica anche in maniera clamorosa "la recente sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea che ha dichiarato illegittimi proprio i nomi truffa che evocano in modo strumentale ed ingannevole prodotti a denominazione di origine riconosciuti e tutelati dall’Unione Europea come la star delle bollicine italiane".

PROTESTA LA POLITICA "Al Prosecco va evitata un'altra beffa come quella che portò al ritiro della denominazione Tocai, anche quella volta per una decisione dell'Unione europea che penalizzò il vitigno veneto-friulano. Chiediamo al ministro Patuanelli che già domani 16 settembre, nel corso del G20 Agricoltura a Firenze, indichi quali procedure d'urgenza verranno disposte per tutelare la denominazione Prosecco e contestualmente il territorio di produzione". Così i deputati della Lega Angela Colmellere, Giuseppe Paolin e il senatore Gianpaolo Vallardi, presidente della Commissione Agricoltura a Palazzo Madama. "Peraltro l'Europa, che ancora una volta dimostra di tutelare solo a parole le produzioni d'eccellenza, dovrebbe spiegarci - sottolineano i parlamentari della Lega - come si porrà il problema di fronte all'Unesco, che solo due anni fa ha tutelato come patrimonio dell'Umanità le colline di Conegliano e Valdobbiadene e il loro paesaggio modellato sulla viticoltura del prosecco. Accogliamo con soddisfazione l'impegno del sottosegretario Centinaio e chiediamo ora al ministro Patuanelli di farsi interprete di una posizione forte dell'Italia al G20. In questa vicenda, a fronte di un interesse residuale della Croazia per un vino di nicchia, sono in gioco 2 miliardi di euro di cui la metà in export, che rappresenta il 16% del totale nazionale del settore vinicolo".
“Opposizione ferma a tutela dei produttori italiani e dei consumatori europei” dice invece l'europarlamentare Alessandra Moretti (Pd), tra le prime a luglio scorso a presentare un'interrogazione a Strasburgo per fermare la denominazione 'Prosek' avanzata dalla Croazia per un loro prodotto vinicolo. "È necessario difendere i produttori italiani - rileva - ma anche difendere i consumatori da informazioni distorte che potrebbero facilmente confondere. Ci batteremo e faremo opposizione in accordo con il governo Draghi affinché non ci sia confusione tra il vino croato e il prosecco italiano".

CHE VINO E' IL PROSEK “In Croazia, ovunque vi troviate, ogni pranzo un po’ più ricco e elaborato termina sempre col dessert. In Dalmazia, il momento del dolce è accompagnato, spesso e volentieri, da un sorso di un eccellente vino da dessert chiamato Prošek” si legge sul sito dell'ente nazionale del turismo croato che valorizza il vino tipico con una pagina dedicata. “Il Prošek veniva tradizionalmente prodotto alla vigilia di ogni lieto evento: una parte dell’uva vendemmiata quell’anno veniva messa da parte e essiccata per ricavarne qualche bottiglia di quel preziosissimo nettare. La tradizione voleva che queste bottiglie di vino fossero conservate sotto terra e riportate alla luce soltanto per il matrimonio di quel neonato per il quale erano state prodotte decenni prima. Un tempo i medici prescrivevano un bicchierino di Prošek come medicina; oggi è un vino da godere nelle occasioni speciali”. Un prodotto diverso, quindi, dal Prosecco nostrano: per beva e per uve utilizzate. Per la produzione del Prošek servono vitigni autoctoni della Croazia: rukatacvugavapošip, malvasia istriana, malvasia di Dubrovnik, lasinababićgalica o plavac mali